Il Politecnico di Torino crede nel territorio di Vercelli. Idee d’integrazione tra imprenditoria e ateneo, per valorizzare il territorio con politiche volte all’innovazione
Il neo Rettore Stefano Corgnati ha incontrato il sistema produttivo locale in un appuntamento promosso dal Consorzio Univer con Confindustria Novara Vercelli Valsesia. Al centro, il rapporto tra ateneo, imprese e territori nella costruzione di politiche di sviluppo orientate all’innovazione.
«I contatti col tessuto imprenditoriale locale sono il futuro del Politecnico di Torino». È da questa affermazione che si può leggere il senso dell’incontro che si è svolto nella sala conferenze di Confindustria a Vercelli, promosso dal Consorzio Univer in collaborazione con Confindustria a Vercelli.
Protagonista dell’appuntamento è stato il neo Rettore del Politecnico di Torino, Stefano Corgnati, che ha illustrato alcuni dei temi centrali del proprio programma, dialogando con il pubblico presente in sala, con i partecipanti collegati online e con i rappresentanti delle realtà maggiormente coinvolte nei progetti di sviluppo locale: il Consorzio Univer, anche in rappresentanza del Polo di Innovazione Clever, e Confindustria Novara Vercelli Valsesia.
Un territorio che Corgnati conosce bene
Per Corgnati, quello di Vercelli non è un territorio qualsiasi. In apertura del suo intervento, il Rettore ha ricordato il proprio legame personale con l’area: Livorno Ferraris è infatti il suo paese natale, mentre l’Università di Vercelli è stata la realtà accademica in cui si è formato.
Da qui è partito anche il ragionamento sul ruolo che il Politecnico dovrà assumere nei prossimi anni, tra apertura internazionale e radicamento locale. «Negli ultimi anni – ha spiegato Corgnati – il Politecnico ha puntato molto sull’internazionalizzazione. È stato un percorso importante, che non vogliamo rinnegare. D’altra parte però non va dimenticato che il Politecnico è un’istituzione pubblica e quindi ha come missione quella di mettersi al servizio del territorio. Ma come? Per prima cosa, dobbiamo identificarne ed esaltarne le unicità. Faccio un esempio pratico: sappiamo tutti che la zona del cuneese ha esigenze e caratteristiche ben diverse dal vercellese o dal distretto metropolitano di Torino. Non avrebbe senso dunque creare modelli di sviluppo uguali per tutti. Non dobbiamo replicare, dobbiamo essere in grado di strutturare hub, partnership, modalità attuative ad hoc per ogni singolo territorio. Ciò non significa chiudersi su se stessi ma ragionare in un’ottica glocal: ossia investire, innovare, alzare il livello di competitività del sistema università-imprenditoria, per farne un’eccellenza su scala internazionale. In questo senso, vorrei che l’incontro di oggi fosse proprio un punto di partenza per una riflessione concreta e approfondita: chiediamoci esattamente in cosa eccelle il territorio vercellese? Certamente nel settori dell’energia e nella tradizione risicola. Come si possono questi due ambiti, e altri ancora se ce ne sono, far crescere la competitività di un territorio in termini di sviluppo tecnologico? E come possono generare condizioni di successo nel tempo? Questa è la sfida: pensare avanti, così anche da creare per i giovani opportunità di lavoro affascinanti, che li spingano a restare nel loro luogo di provenienza, fieri e appagati dalla scelta fatta».
L’innovazione come mantra
Nel corso dell’incontro, Corgnati ha più volte richiamato il ruolo dell’innovazione come leva imprescindibile per affrontare le principali trasformazioni in atto, dalla transizione digitale a quella ecologica.
«Transizione digitale e transizione ecologica sono ovviamente i grandi temi con cui dobbiamo confrontarci. E devono necessariamente essere guidati da un approccio tecnologico evoluto: troppo spesso ho visto prendere decisioni – anche fondamentali – con istinto ed emozionalità. Proprio perché questo non accada più, il Politecnico deve e vuole supportare il decision-making con un approccio scientifico, fortemente improntato all’innovazione. In particolare, un’innovazione di stampo green. Lo stiamo già facendo, ad esempio, affiancando il Comune di Torino nel progetto di Carbon Neutrality che ha come obiettivo la riduzione dell’80% delle emissioni di CO2 entro il 2030. E oltre al Politecnico, il Piemonte vanta altre eccellenze nel campo della transizione energetica: ad esempio, l’Energy Center e l’Environment Park entrambi strettamente legati al Consorzio Univer».
Il ponte tra università e imprenditoria
Il ruolo del Consorzio Univer nel collegamento tra sistema accademico, istituzioni e imprese è stato sottolineato anche dal Presidente Carlo Piazza. «Sono esattamente 30 anni – ha dichiarato l’Ing. Carlo Piazza – che Univer opera mettendo insieme le migliori energie del territorio. Uso volutamente questa parola: energia. Quella che scaturisce dal creare dinamiche virtuose tra imprenditoria, pubblica amministrazione e università».
Sul futuro del Consorzio si è soffermato invece il Direttore Davide Vidotto, evidenziando il lavoro legato al Polo Clever: «L’attività del Consorzio si sta concentrando soprattutto attraverso l’azione del Polo Clever, di cui siamo soggetti gestori. Il Polo Clever è uno dei 7 Poli di Innovazione della Regione Piemonte, e opera nell’ambito Energy and Clean Technologies. Daremo sempre più impulso nei prossimi mesi ad attività di animazione, sensibilizzazione e networking a favore di realtà imprenditoriali locali, fortemente interessate al tema della transizione energetica».
Il ritardo dell’Europa e i cambiamenti nel panorama energetico
L’incontro ha offerto anche l’occasione per allargare lo sguardo agli scenari internazionali della transizione energetica. A farlo è stato Giovanni De Santi, Direttore Sustainable Transition Initiative del Politecnico di Torino, che ha posto l’accento soprattutto sul fattore tempo.
«Non possiamo più aspettare, – ha esordito l’Ing. De Santi – la transizione energetica deve avvenire nel minor tempo possibile. Eppure, l’assetto normativo europeo è ancora inadatto e obsoleto. L’Italia si trova di fronte a sfide epocali: come diventare indipendenti dalle altre nazioni nella produzione di energia pulita, considerando che da noi non esiste l’opzione nucleare? E come affrontare la “mission impossibile” del Green Buildings Plan, quando in Italia oltre nove milioni di edifici attualmente sarebbero al di fuori degli standard imposti?».
Padrona di casa, Confindustria Novara Vercelli Valsesia
Ad aprire e chiudere i lavori è stato Gianni Filippa, Presidente di Confindustria Novara Vercelli Valsesia, che ha ringraziato i relatori e richiamato l’importanza di un confronto tecnico e concreto sui temi della transizione ecologica.
«Sono grato ai nostri relatori, per avere dato un approccio più scientifico alla discussione sulla transizione ecologica che spesso viene affrontata spesso con troppa superficialità. Colgo l’occasione per precisare che abbiamo già in programma altri incontri, molto specifici, concreti e utili ai nostri soci sul tema dello smaltimento rifiuti e sull’energia pulita. Sono convinto che il Politecnico di Torino sia una guida importante per l’innovazione, specialmente mantenendo il dialogo già avviato con un’altra realtà per noi fondamentale: l’Università del Piemonte Orientale.»




