Dai set che accendono l’economia ai tour sulle tracce dei film: il bilancio dei 25 anni di Film Commission Torino Piemonte, modello italiano che trasforma l’audiovisivo in volano turistico per la regione
In 25 anni di attività, la Film Commission Torino Piemonte ha reso la regione la seconda in Italia per produzioni, offrendo un supporto cruciale a economia e turismo. I set generano un indotto immediato e alimentano il cineturismo, un trend globale che per l’Organizzazione Mondiale del Turismo incrementa le presenze tra il 25% e il 40%. Ne abbiamo parlato con il Direttore, Paolo Manera.
Che bilancio fate di questo primo quarto di secolo?
«Si tratta di una ricorrenza importante: Film Commission Torino Piemonte è nata formalmente nel 2000 ed è stata la prima vera Film Commission italiana. Oggi possiamo guardare a questi 25 anni con soddisfazione: siamo riusciti a consolidare il Piemonte come uno dei territori dove si gira di più in Italia, secondo soltanto al Lazio, mantenendo una forte attenzione sia alle grandi produzioni, sia ai giovani talenti e al nuovo cinema».
Come avete scelto di celebrare questo anniversario?
«Abbiamo voluto raccontare non solo i film realizzati, ma anche il lavoro che c’è dietro. Dopo una serata celebrativa alla Mole Antonelliana, abbiamo aperto la nostra sede di via Cagliari per quattro giornate di visite guidate. È stata un’esperienza molto interessante: il pubblico ha potuto vedere da vicino gli spazi e gli archivi fotografici; inoltre, abbiamo mostrato come funziona un casting o come lavorano i reparti costumi e produzione. Ci siamo accorti che esiste una grande curiosità verso il “dietro le quinte” del cinema. Molti ci hanno chiesto quando ripeteremo l’iniziativa».
Può essere un altro modo di raccontare il cinema a curiosi e turisti?
«Assolutamente sì. Il Museo Nazionale del Cinema è già una grande attrazione, ma stiamo ragionando su come valorizzare sempre di più il patrimonio di luoghi, professionalità e storie che ruotano attorno alle produzioni audiovisive. Non si tratta necessariamente di visitare i set, quanto piuttosto di scoprire gli studi, le location e i luoghi che hanno contribuito a costruire l’identità cinematografica del territorio».
Si parla sempre più spesso di cineturismo. Quanto conta per il Piemonte?
«Una produzione che arriva sul territorio ha diversi livelli e momenti di impatto. Il primo effetto positivo si manifesta già prima dell’arrivo della troupe. Quando si diffonde la notizia che una serie o un film verranno girati in una certa località, si genera immediatamente interesse e anche un senso di orgoglio nella comunità.
Durante le riprese, l’attenzione cresce: il set diventa quasi un evento cittadino, con persone che cercano di vedere da vicino attori e registi».
E dal punto di vista economico?
«C’è un impatto immediato: le produzioni portano sul territorio centinaia di persone tra tecnici, attori, comparse e collaboratori. Questo significa alberghi occupati, ristoranti pieni, servizi di trasporto, fornitori e attività economiche coinvolte. È un indotto concreto su molti settori. Inoltre, viene attirata l’attenzione sulla città».
Ci sono esempi particolarmente significativi di ritorno turistico generato da film e serie tv?
«Sì, e spesso l’effetto continua per anni. Pensiamo ai luoghi legati a Profondo Rosso: a cinquant’anni dall’uscita del film continuano ad attirare appassionati da tutto il mondo. Oppure The Italian Job, che porta ancora oggi visitatori britannici alla scoperta delle location torinesi. Più recentemente La legge di Lidia Poët ha acceso i riflettori sulla figura della prima avvocata italiana e sui luoghi a lei collegati, e ha portato alla nascita di ben due tour tematici».
Esistono dei tour che vedono il coinvolgimento diretto di Film Commission?
«Abbiamo curato dal punto di vista editoriale un tour di Turismo Torino, dedicato a Palazzo Civico nella storia del cinema e della televisione. Per le caratteristiche di Torino e del Piemonte, credo sia particolarmente interessante questo approccio, mirato a raccontare un luogo attraverso il cinema, piuttosto che far visitare un luogo legato a un film specifico.
Esistono alcuni luoghi che hanno costruito la propria notorietà grazie a un singolo titolo, come è accaduto ad Agliè con Elisa di Rivombrosa. Ma in generale, in Piemonte la ricchezza è tale che le stesse location hanno interpretato nel tempo città e contesti completamente diversi. I palazzi torinesi sono diventati Roma, Parigi, Versailles, San Pietroburgo e molte altre città. Questo rende il nostro patrimonio particolarmente versatile».
Negli ultimi anni avete lavorato molto anche per estendere la rete delle location oltre Torino.
«Sì, è una delle attività più importanti che stiamo portando avanti. Grazie al lavoro svolto con i territori, oggi collaboriamo con oltre 170 Comuni distribuiti in tutte le province piemontesi. Attraverso protocolli d’intesa, le amministrazioni si impegnano a facilitare le produzioni, individuare location, favorire i rapporti con soggetti pubblici e privati. Questo ha consentito di ampliare enormemente la mappa delle location disponibili».
Come nasce concretamente il rapporto tra Film Commission e territorio?
«Noi svolgiamo spesso il ruolo di primo interlocutore. Quando una produzione cerca una determinata location attiviamo una rete che coinvolge Comuni, enti culturali, proprietari privati e imprese. A volte si tratta di luoghi già censiti nel nostro database, altre volte partiamo da zero e andiamo alla ricerca di spazi completamente nuovi. Lavoriamo insieme ai location manager e agli uffici di produzione, coordinando il dialogo con il territorio».
Chi pensa di avere una location che potrebbe essere interessante per il cinema, come può entrare nel circuiti di Film Commission?
«Basta che si faccia avanti, le segnalazioni sono sempre benvenute. Cerchiamo continuamente nuovi spazi, sia pubblici sia privati. Non contano soltanto il valore estetico o storico di una location, ma anche aspetti pratici come l’accessibilità, la disponibilità di parcheggi e la facilità logistica. Ogni luogo può avere caratteristiche interessanti per una produzione e contribuire a raccontare il Piemonte attraverso il cinema».




