Identità, sostenibilità e innovazione: l’Accademia di Agricoltura di Torino valorizza il legame inscindibile tra eccellenze agroalimentari, tutela dei paesaggi storici e turismo culturale, trasformando realtà come Vezzolano in laboratori d’avanguardia. Ne parliamo con il Presidente Marco Devecchi
Con oltre 240 anni di storia, l’Accademia di Agricoltura di Torino non è solo il custode della memoria scientifica e agronomica del territorio, ma un attore centrale nella definizione delle nuove geografie turistiche e culturali del Piemonte. In questa intervista Marco Devecchi, Presidente dell’istituzione, traccia una linea chiara tra la tutela dell’identità rurale e le sfide della competitività internazionale. Dal prezioso patrimonio custodito a Palazzo Corbetta Bellini di Lessolo alla Tenuta sperimentale nella conca di Vezzolano, l’Accademia promuove un modello in cui le produzioni d’eccellenza e la tutela dei paesaggi UNESCO diventano motori di un turismo esperienziale, sostenibile e consapevole, capace di innovare nel profondo rispetto della storia.
Presidente Devecchi, l’Accademia di Agricoltura di Torino rappresenta una delle istituzioni storiche più rilevanti del territorio. In che modo il vostro patrimonio culturale e scientifico contribuisce oggi a valorizzare il Piemonte anche come destinazione turistica legata al sapere, al paesaggio e alle tradizioni rurali?

«L’Accademia di agricoltura di Torino rappresenta una istituzione fortemente radicata nella realtà culturale piemontese con oltre 240 anni di vita. Il patrimonio storico-archivistico e museale dell’Accademia è ingente e, soprattutto, prezioso per poter comprendere l’evoluzione tecnico-scientifica del settore agricolo in riferimento alle grandi innovazioni agronomiche realizzate nel tempo. Grande interesse, anche in termini di richiamo turistico, riveste la sede storica dell’Accademia presso Palazzo Corbetta Bellini di Lessolo presso cui è custodita la straordinaria collezione di frutti artificiali di Francesco Garnier Valletti. Non meno importante, in termini di valore storico-paesaggistico, è la Tenuta agricola sperimentale dell’Accademia che occupa l’intera conca di Vezzolano nel comune di Albugnano, ove è situata la splendida Abbazia romanica di Santa Maria di Vezzolano».
Negli ultimi anni si è rafforzato il legame tra agricoltura, paesaggio e attrattività turistica. Come interpreta questa evoluzione e quale ruolo può svolgere l’Accademia nel promuovere modelli di turismo sostenibile e consapevole?
«Il binomio tra produzioni agrarie di eccellenza e paesaggi di pregio rappresenta uno dei punti di forza del settore primario del nostro Paese. In riferimento alla realtà piemontese, un esempio di notorietà internazionale è indubbiamente rappresentato dai paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, riconosciuti di valore universale con il loro inserimento da parte dell’UNESCO nella Lista del Patrimonio mondiale. L’Accademia sta portando avanti numerosi incontri di studio, direttamente sul territorio, per poter far emergere e consolidare, anche presso gli agricoltori, l’importanza di questo legame tra prodotti tipici e paesaggi agrari storici».
Realtà come la Cascina di Vezzolano rappresentano un esempio concreto di integrazione tra attività agricola, patrimonio culturale e formazione. Come immagina l’evoluzione di questi spazi? Possono diventare poli di attrazione per un turismo esperienziale e formativo?
«La realtà di Vezzolano, caratterizzata da valenze storico-paesaggistiche di eccezionale valore, rappresenta senz’altro un laboratorio prezioso ove sperimentare forme nuove di fruizione turistica. L’Accademia intende avviare nei prossimi anni iniziative apposite in termini culturali per poter far emergere queste potenzialità del territorio, replicabili anche in altri contesti».
Guardando al futuro, quali sono le principali sfide – ma anche le opportunità – per territori come il Piemonte nel costruire un’offerta turistica e culturale capace di coniugare identità, sostenibilità e competitività internazionale?
«Una delle sfide principali riguarda sicuramente la necessità da parte delle aziende agricole – e in senso lato, da parte dei decisori politici – di consentire le necessarie innovazioni tecnico-agronomiche senza pregiudicare la qualità e identità dei paesaggi storici che costituiscono un punto di forza eccezionale per il nostro Paese».




