Da spazio per l’arte emergente a hub culturale: l’evoluzione di Paratissima nel racconto del Founder Lorenzo Germak, tra rigenerazione urbana, turismo esperienziale e formazione dei giovani
Paratissima nasce come spazio di promozione dell’arte contemporanea e oggi è diventata un hub culturale riconosciuto. Come è cambiato, negli anni, il ruolo di un progetto come il vostro?
«Paratissima è nata nel 2005 in un momento in cui Torino stava vivendo una grande trasformazione grazie ai XX Giochi Olimpici Invernali. All’inizio, il nostro obiettivo era soprattutto creare uno spazio accessibile per artisti emergenti, fuori dai circuiti dell’arte. Negli anni, però, il ruolo è cambiato profondamente: oggi non basta più organizzare una mostra o un evento, bisogna costruire comunità, relazioni e occasioni di partecipazione. Paratissima ha cercato di evolvere in questa direzione, diventando una piattaforma che mette in connessione artisti, professionisti, imprese, scuole, appassionati e piccoli collezionisti. Il rapporto con il pubblico è molto più diretto e orizzontale rispetto al passato. In questo senso il nostro lavoro è diventato sempre più vicino a quello di un hub culturale».
Torino ha costruito una forte identità legata all’arte contemporanea e agli eventi culturali. In che modo Paratissima contribuisce oggi all’attrattività turistica della città e alla sua capacità di richiamare visitatori?

«Torino ha saputo costruire negli ultimi vent’anni un’identità culturale molto riconoscibile, legata all’arte contemporanea, alla musica, al design e ai grandi eventi. Paratissima ha contribuito a questo percorso diventando, negli anni, uno degli appuntamenti di punta del calendario dell’ArtWeek torinese di fine ottobre, un punto di riferimento internazionale grazie alla portata di manifestazioni quali Artissima e Club to Club, ma anche grazie alle altre fiere come Flashback e The Others e all’attività delle gallerie indipendenti. Per quanto riguarda il nostro format, ogni anno coinvolgiamo centinaia di artisti da tutta Italia e dall’estero, insieme a migliaia di visitatori che scelgono Torino per vivere un’esperienza culturale diversa, più accessibile e partecipativa. Spesso lavoriamo in luoghi non convenzionali o in spazi da riattivare, contribuendo così anche alla riscoperta del tessuto urbano. Questo genera un impatto che non è solo culturale, ma anche economico e turistico. Oggi il turismo culturale cerca esperienze autentiche e immersive, e Torino ha le caratteristiche giuste per rispondere a questa domanda. Paratissima, in questo contesto, rappresenta una porta di accesso alla scena creativa contemporanea della città».
Paratissima lavora molto sui giovani artisti, sui curatori e sulla crescita delle competenze nel settore culturale. Quanto è importante, per il futuro della cultura, costruire percorsi che non siano solo espositivi, ma anche formativi e professionali?
«È fondamentale. Uno dei grandi limiti del sistema culturale italiano è stato per molti anni quello di concentrarsi molto sulla produzione artistica e poco sulla costruzione di percorsi professionali sostenibili. Oggi, invece, è necessario accompagnare artisti, curatori e operatori culturali non solo nella visibilità, ma anche nella crescita di competenze concrete: progettazione, comunicazione, sostenibilità economica, networking e sviluppo professionale. Con Paratissima abbiamo sempre cercato di lavorare su questo doppio livello: offrire opportunità espositive, ma anche strumenti e occasioni di formazione. Da dieci anni, organizziamo sotto la direzione didattica di Francesca Canfora un master in Pratiche curatoriali; in collaborazione con la Camera di Commercio di Torino, organizziamo cicli di residenze artistiche e, ogni anno, coinvolgiamo oltre 30 giovani professionisti in un percorso di formazione nell’organizzazione di eventi artistici. Credo che il futuro della cultura dipenda molto dalla capacità di costruire ecosistemi in cui i giovani possano non solo esprimersi artisticamente, ma anche immaginare un percorso di vita e di lavoro. Altrimenti, rischiamo di perdere energie e talenti».
Negli ultimi anni il turismo culturale è diventato sempre più esperienziale: non si limita alla visita, ma cerca luoghi, incontri, linguaggi e comunità. Come può l’arte contemporanea intercettare questa nuova domanda e generare valore per il territorio?
«Stiamo assistendo a un fenomeno diffuso che si sta delineando come un cambiamento epocale in termini di fruizione culturale. È un proliferare generalizzato di festival, rassegne, occasioni che mettono i protagonisti della cultura e dell’arte in contatto con il pubblico, preferibilmente in contesti urbani che siano anche mete turistiche. L’arte contemporanea ha un grande potenziale: è uno dei linguaggi più capaci di leggere il presente e creare connessioni tra persone, luoghi e comunità. Oggi chi viaggia non cerca solo un evento da vedere, ma un’esperienza da vivere. In questo senso, l’arte contemporanea può diventare un motore molto forte, soprattutto quando dialoga con spazi urbani, comunità e nuove forme di partecipazione. Torino ha tutte le caratteristiche per sviluppare questo approccio: una forte identità culturale, spazi interessanti, una scena creativa diffusa e costi ancora relativamente accessibili rispetto ad altre città. Il punto, oggi, è riuscire a mettere in rete queste energie e creare occasioni in cui cultura, turismo, creatività e qualità urbana si rafforzino reciprocamente. Quando un progetto culturale riesce a generare comunità, esperienze autentiche e senso di appartenenza, allora produce valore non solo per chi lo organizza, ma per tutto il territorio».




