Turismo ed economia reale: la sfida di CNA Piemonte

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Il Presidente di CNA Piemonte, Giovanni Genovesio, racconta come l’eccellenza di artigianato e commercio possa trasformare il territorio in meta d’esperienza

Cultura e turismo non sono più isole, ma il motore dell’economia reale piemontese. In questa intervista, il Presidente di CNA Piemonte, Giovanni Genovesio, traccia la rotta per il rilancio del territorio: un viaggio che mette al centro l’autenticità delle botteghe artigiane, la forza delle reti locali e le nuove competenze digitali necessarie per competere. Tra sfide burocratiche e un patrimonio di “saper fare” da salvare, ecco come la regione può trasformare la qualità in economia diffusa.

Presidente Genovesio, cultura e turismo sono sempre più letti come leve di sviluppo economico, non solo come settori a sé stanti. Dal punto di vista delle micro e piccole imprese piemontesi, quale ruolo possono avere artigianato, commercio di prossimità, ristorazione e servizi nel rafforzare l’attrattività dei territori?

Giovanni Genovesio

«Oggi cultura e turismo non possono più essere considerati compartimenti separati dall’economia reale dei territori. Dietro l’attrattività di una destinazione ci sono le imprese che la rendono viva ogni giorno: botteghe artigiane, ristoranti, commercio di prossimità, servizi, piccole attività che custodiscono identità, tradizioni e relazioni umane. Il Piemonte ha un patrimonio fatto non solo di paesaggi e beni culturali, ma soprattutto di “saper fare”. L’artigianato, in questo senso, rappresenta un valore aggiunto unico perché racconta autenticità, qualità e legame con il territorio. Se un turista oggi sceglie una destinazione, spesso lo fa per vivere un’esperienza completa e autentica, non semplicemente per visitare un luogo».

Il Piemonte è una regione con identità molto diverse: Torino, le Langhe, il Monferrato, le aree montane, i laghi, i borghi e i distretti produttivi. In che modo CNA Piemonte può contribuire a costruire un’offerta turistica più integrata, capace di valorizzare non solo le grandi destinazioni, ma anche le economie diffuse dei territori?

«La forza del Piemonte sta proprio nella sua pluralità. Abbiamo territori profondamente diversi, ma complementari: dalle città d’arte alle colline UNESCO, dalle montagne ai laghi, fino ai piccoli borghi e ai distretti produttivi. La vera sfida oggi è costruire connessioni tra queste realtà, evitando che il turismo si concentri solo in alcune aree già forti. CNA Piemonte può avere un ruolo importante nel creare reti tra imprese, promuovere filiere territoriali integrate e valorizzare le economie diffuse. Significa mettere insieme cultura, ospitalità, artigianato, agroalimentare, commercio e servizi dentro una visione comune».

Oggi il turista cerca esperienze autentiche: botteghe, saperi artigiani, enogastronomia, produzioni locali, cultura materiale. Quanto queste componenti possono diventare un vantaggio competitivo per il Piemonte e quali condizioni servono perché le piccole imprese riescano davvero a intercettare questa domanda?

«Il tema dell’autenticità è centrale. Oggi il turista cerca esperienze vere, vuole entrare in contatto con le persone, con le storie, con le produzioni locali. Le botteghe artigiane, l’enogastronomia, la cultura materiale, le tradizioni produttive rappresentano un enorme vantaggio competitivo per il Piemonte perché non possono essere replicate artificialmente. Però, perché le piccole imprese possano intercettare davvero questa domanda, servono alcune condizioni fondamentali: infrastrutture adeguate, promozione integrata, semplificazione burocratica e soprattutto strumenti che aiutino le imprese a comunicare meglio il proprio valore. Molte eccellenze piemontesi esistono già, ma spesso non riescono ancora a trasformare completamente qualità e identità in opportunità economica».

Uno dei temi più rilevanti per cultura e turismo è quello delle competenze: accoglienza, digitalizzazione, comunicazione, lingue, gestione dell’esperienza del visitatore. Quali sono oggi i fabbisogni più urgenti delle imprese piemontesi e dove vede ancora un divario tra formazione, mercato e bisogni reali dei territori?

«Il tema delle competenze è decisivo e riguarda tutto il sistema economico piemontese. Oggi non basta più saper fare bene il proprio mestiere: servono capacità di accoglienza, strumenti digitali, comunicazione efficace, conoscenza delle lingue e capacità di costruire esperienze per il visitatore. Le imprese hanno bisogno di formazione concreta, vicina ai bisogni reali e immediatamente spendibile. In alcuni casi, esiste ancora un divario importante tra il mondo della formazione e quello delle imprese, soprattutto nei territori più piccoli. Per questo è fondamentale rafforzare il rapporto tra scuole, formazione professionale, ITS e sistema produttivo, valorizzando anche il passaggio generazionale e il trasferimento delle competenze artigiane. La vera sfida è evitare che il patrimonio di conoscenze costruito in decenni di lavoro venga disperso proprio nel momento in cui il mercato lo richiede con maggiore forza».

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Immagine di Cristina Seymandi
Cristina Seymandi

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