Nel primo trimestre 2026 la manifattura alessandrina cresce del 4,7%, il miglior risultato regionale. Asti registra un +0,8%, in un contesto condizionato dai rincari energetici, logistici e delle materie prime legati all’instabilità in Medio Oriente
La produzione industriale di Alessandria e Asti chiude il primo trimestre 2026 con segnali complessivamente positivi, pur all’interno di uno scenario internazionale ancora complesso. Secondo l’indagine sull’industria manifatturiera realizzata da Unioncamere Piemonte in collaborazione con gli uffici Studi delle Camere di Commercio provinciali, Alessandria registra la performance migliore del Piemonte, mentre Asti conferma una sostanziale tenuta produttiva.
Nel dettaglio, l’indice della produzione industriale alessandrina segna un incremento del 4,7% rispetto al primo trimestre 2025, a fronte di una media regionale pari al 2,3%. La rilevazione ha coinvolto 221 imprese industriali della provincia, per un totale di 7.866 addetti e un fatturato complessivo di 4,2 miliardi di euro.
Il quadro alessandrino mostra andamenti differenziati tra settori e dimensioni aziendali. Particolarmente positiva la dinamica dell’industria chimica, petrolifera e delle materie plastiche, che chiude con un +6,8% complessivo e raggiunge il picco del +32,1% nella micro-industria. Bene anche la metalmeccanica, che registra un +5,9%, sostenuta soprattutto dalle imprese di minori dimensioni, mentre l’alimentare cresce del 2,8%.
Più articolata la situazione della gioielleria, che chiude in territorio negativo con un -1,5%, penalizzata in particolare dalla media industria, dove la flessione raggiunge l’11,1%. Anche le altre industrie manifatturiere mostrano un andamento complessivamente positivo, pari all’1,3%, ma con una contrazione significativa nella classe media, dove il dato scende al -13,6%.
Dal punto di vista dimensionale, il dato più evidente riguarda il divario tra le imprese più piccole e quelle di media e grande dimensione. La micro-industria alessandrina cresce del 12,8%, la piccola del 6%, mentre la media industria arretra del 6,2% e la grande del 7,5%. Un andamento che conferma la capacità di reazione delle realtà più agili, ma segnala al tempo stesso alcune criticità nelle fasce produttive più strutturate.
Diverso, ma comunque orientato alla stabilità, il quadro della provincia di Asti. Nel primo trimestre 2026 la produzione industriale astigiana registra un aumento dello 0,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La rilevazione ha coinvolto 128 imprese industriali, per 4.137 addetti e un fatturato complessivo pari a 1,3 miliardi di euro.
Tra i settori, il comparto delle bevande evidenzia la performance migliore, con una crescita complessiva del 7,1%, sostenuta soprattutto dalla piccola industria, che raggiunge il +16,7%, e dalla micro-industria, al +12,3%. Positivo anche l’alimentare, con un +1,3%, mentre le altre industrie manifatturiere segnano un +2,4%. Più deboli, invece, la chimica, petrolifera e delle materie plastiche, che chiude a -4%, e la metalmeccanica, sostanzialmente stabile con un +0,3%.
Anche ad Asti emerge una difficoltà specifica della media industria, che registra un calo complessivo del 3,4%. Le performance migliori arrivano invece dalla piccola industria, in crescita del 4,3%, e dalla grande industria, che segna un +2,5%. La micro-industria resta lievemente positiva, con un +0,9%.
A incidere sullo scenario produttivo delle due province è anche l’instabilità in Medio Oriente. L’impatto, secondo il report, è prevalentemente indiretto: riguarda cioè l’aumento dei costi logistici, energetici e delle materie prime, più che un effetto diretto sull’import-export. Ad Alessandria il 57% delle imprese segnala un’esposizione indiretta, mentre solo il 5% indica un impatto diretto legato agli scambi commerciali. Ad Asti il quadro è simile: il 58% delle imprese segnala effetti indiretti, contro appena il 2% di impatto diretto.
Il tema più rilevante resta quello dei costi energetici. Ad Alessandria il 50% delle industrie ritiene che l’allargamento del conflitto stia generando un impatto significativo sull’aumento dei costi dell’energia, mentre il 38% parla di impatto moderato. Ad Asti la quota di imprese che indica un impatto significativo sale al 58%, con un ulteriore 34% che lo valuta moderato.
Rilevanti anche le conseguenze sulle materie prime e sui componenti. In provincia di Alessandria il 40% delle imprese segnala un impatto moderato sulle difficoltà di approvvigionamento e il 20% un impatto significativo. In provincia di Asti le percentuali sono rispettivamente del 44% e del 18%. Anche i tempi di trasporto, condizionati da rotte deviate o allungate, rappresentano un fattore di attenzione: ad Alessandria il 36% delle imprese indica un impatto moderato e il 17% significativo; ad Asti le percentuali salgono rispettivamente al 42% e al 18%.
Nonostante queste criticità, la maggior parte delle imprese non ha ancora adottato misure specifiche. Ad Alessandria il 65% delle industrie non ha intrapreso azioni, mentre il 19% ha già attuato o prevede a breve una revisione delle politiche di prezzo per compensare i maggiori costi di logistica ed energia. Ad Asti la quota di imprese che non ha ancora agito è pari al 57%, mentre il 23% interviene o interverrà sui prezzi e il 22% punta sulla diversificazione dei fornitori.
«Alessandria e Asti, nonostante l’attuale fase storica, reagiscono bene», ha sottolineato Gian Paolo Coscia, Presidente della Camera di Commercio Alessandria-Asti. «Alessandria segna il dato migliore in Piemonte, mentre Asti registra una stabilità produttiva, che non è poco di questi tempi, perché il conflitto in Medio Oriente incide sull’attività delle nostre aziende: si tratta soprattutto di impatti indiretti, legati ai costi logistici, energetici e delle materie prime. Nonostante questo, le nostre due province reagiscono bene, e questo ci spinge a lavorare sempre di più nel supporto alle nostre imprese».
Il quadro che emerge è quindi quello di un sistema manifatturiero ancora capace di assorbire gli shock esterni, ma chiamato a confrontarsi con pressioni crescenti sui costi e sulle catene di fornitura. Alessandria si distingue per una crescita superiore alla media regionale, trainata soprattutto da chimica, metalmeccanica e piccole imprese. Asti mostra invece una tenuta più prudente, sostenuta dal comparto bevande e dalle imprese di minori dimensioni. In entrambi i territori, la sfida dei prossimi mesi sarà trasformare la resilienza attuale in strategie più strutturate di adattamento, tra revisione dei prezzi, diversificazione dei fornitori e maggiore efficienza nella gestione produttiva.




