AI e digitale, 19,2 milioni per le PMI piemontesi: cosa si può comprare davvero con il nuovo voucher
Il bando regionale apre il 22 ottobre. Un consulente astigiano spiega quali spese passano, quali vengono tagliate e perché conviene prepararsi a settembre
Diciannove milioni e duecentomila euro a fondo perduto per la digitalizzazione delle piccole e medie imprese piemontesi. È la dotazione del bando Voucher digitalizzazione PMI 2026, finanziato dal programma regionale FESR insieme al sistema camerale, il cui sportello aprirà il 22 ottobre alle 11 e resterà aperto fino al 15 dicembre. Le domande si presentano online e vengono valutate in ordine di arrivo.
Il contributo copre il 65% della spesa per le microimprese, il 60% per le piccole e il 50% per le medie, con un massimo di venticinquemila euro a impresa. Nelle due edizioni precedenti sono stati erogati trentanove milioni a oltre duemilatrecento imprese, e i fondi si sono esauriti in pochi giorni. “Chi arriva allo sportello con la pratica già pronta passa, chi comincia a prepararla a ottobre resta fuori”, spiega Erik Goi, consulente informatico di Baldichieri d’Asti da diciotto anni, che costruisce sistemi di intelligenza artificiale su misura per le imprese del territorio.
Quest’anno c’è una novità che cambia i tempi di preparazione: alla domanda va allegato il preventivo del fornitore, mentre nelle edizioni precedenti bastava indicarne il codice fiscale. “Significa che chi vuole partecipare deve avere il progetto già definito e il preventivo in mano prima del 22 ottobre. Settembre è il mese in cui si decide, non ottobre.”
Il punto su cui secondo Goi si commettono più errori riguarda la composizione della spesa. “Il bando finanzia tecnologie, software e servizi, ma consulenza e formazione insieme non possono superare il trenta per cento del totale ammissibile. Un preventivo scritto genericamente come consulenza rischia di essere tagliato. Il progetto va costruito attorno a quello che resta all’azienda, non attorno alle ore di chi lo fa.”
C’è poi un meccanismo che in pochi conoscono: le imprese che si mettono insieme, da tre a venti, in un progetto coordinato da un soggetto aggregatore riconosciuto dalla Regione ottengono cinque punti percentuali in più. Sommati alle premialità previste per le imprese femminili, giovanili o innovative, una microimpresa arriva al settantadue per cento. “Sono soldi che non costano niente in più, basta saperlo prima.”
Sul tipo di intervento che ha senso finanziare, Goi invita alla concretezza. Tra i lavori realizzati nell’ultimo anno nelle imprese piemontesi cita un’officina di manutenzione auto che ha raddoppiato gli interventi mensili grazie al riconoscimento automatico delle targhe e ai promemoria inviati ai clienti, un’azienda di arredi su misura che ha ridotto di due ore il tempo dedicato a ogni sopralluogo, una società di consulenza che ha tagliato di circa il settanta per cento il carico amministrativo. “L’errore più comune quando un’azienda decide di digitalizzarsi è cambiare gestionale. Ma il gestionale raramente è il problema: il problema è tutto quello che ci gira intorno, le richieste che arrivano da tre canali diversi, i promemoria fatti a mano, i documenti chiesti all’ultimo momento.”
Le informazioni ufficiali sul bando sono su bandi.regione.piemonte.it. Le Camere di commercio organizzano incontri sul territorio a settembre: l’8 a Novara, il 10 ad Alessandria, l’11 a Cuneo e il 16 a Torino.




