Spese delle famiglie torinesi nel 2025. Si attesta a 2.616 euro la spesa media mensile, sostanzialmente stabile rispetto al 2024
In calo l’alimentare che torna ai livelli pre-Covid. Cresce il non alimentare, assorbito per oltre metà dalla casa, con utenze e arredo. Riparte l’abbigliamento, tengono viaggi, vacanze e pasti fuori casa. Scende il numero di famiglie che risparmia. In Lombardia si spende il 17% in più che in Piemonte.
Si è svolta questa mattina a Palazzo Birago la presentazione degli ultimi dati dell’Osservatorio sulle spese delle famiglie torinesi, l’indagine della Camera di commercio di Torino che, in linea con l’analisi nazionale ISTAT, monitora i consumi e le abitudini di acquisto di 240 nuclei residenti a Torino.
Come riassunto da Massimiliano Cipolletta, Presidente della Camera di commercio di Torino: “In lieve aumento la spesa mensile delle famiglie, soprattutto a causa degli acquisti non alimentari: tiene il tempo libero, riprende l’abbigliamento, ma diminuisce il numero delle famiglie che riesce a risparmiare. Aumentano le preferenze per i negozi tradizionali, in lieve calo la grande distribuzione. Allargando lo sguardo, la spesa torinese risulta in linea con quella piemontese, ma inferiore alla media italiana”.
Le famiglie
Il campione è costruito con riferimento ai nuclei residenti censiti presso l’Archivio anagrafico della Città di Torino. Nel corso dell’ultimo decennio la composizione dei nuclei famigliari è significativamente cambiata: è nettamente diminuito il numero medio di componenti e parallelamente è aumentata la presenza di persone che vivono sole. Nel campione la quota delle “persone sole” si è attestata a oltre il 45%, in coerenza con le risultanze degli archivi anagrafici della Città di Torino, secondo cui circa un residente su due vive da solo. Nel complesso, considerando la condizione economica (tra agiatezza, livello medio, autosufficienza e debolezza), il 40% delle famiglie si colloca nel livello medio, il 15% in fascia agiatezza, il 14,2% nel livello di autosufficienza. La fascia di debolezza riguarda il 30,8% delle famiglie torinesi, ma ben il 53,2% delle persone sole.** Le spese delle famiglie nel 2025**
Nel 2025 la spesa media mensile per le famiglie torinesi è stata pari a 2.616 euro, sostanzialmente stabile rispetto al 2024 (+0,3%[1]):si tratta del livello più alto degli ultimi 10 anni.
Fonte: Osservatorio sulle spese delle famiglie torinesi, anno 2025
La quota alimentare rileva un lieve calo, per il secondo anno consecutivo, e torna ad avvicinarsi ai valori degli anni pre-Covid. Come avvenuto negli ultimi tre anni, è la componente non alimentare a registrare una lieve crescita (+11 euro) e a raggiungere a sua volta il valore più alto degli ultimi dieci anni. Come sempre i consumi non alimentari crescono all’aumentare del livello di benessere economico delle famiglie.** Le spese alimentari**
Le spese alimentari valgono 403 euro medi mensili, -1,1% rispetto al 2024. In aumento olii e grassi (+1 euro), dolciumi e drogheria (+2 euro), ma soprattutto i cibi pronti e da asporto (+4 euro) che, dopo due anni di flessione, crescono sia nella componente dei prodotti gastronomici, sia nel take-away. Tutte le altre voci hanno registrato un calo: la diminuzione più importante riguarda la frutta (-3 euro) e le bevande (-2 euro).** Le spese non alimentari**
La spesa dedicata a beni e servizi non alimentari nel 2025 ha raggiunto i 2.213 euro, con un incremento del +0,5% nell’ultimo anno. Le spese connesse all’abitazione restano la voce prevalente di questo insieme, con il 37,6% del totale e un incremento in valore assoluto di 2 euro medi (per complessivi 833 euro), benché in termini di incidenza percentuale negli ultimi anni la quota sia calata di alcuni punti percentuali. Se ad esse si affiancano anche le spese per utenze domestiche (228 euro, -1 euro) e la quota di spesa connessa all’acquisto di mobili e arredamento (94 euro, +2 euro)si supera il 52% dei consumi non alimentari.
Principali voci non alimentari in aumento
Si conferma l’aumento delle spese in tempo libero che comprendono vacanze/viaggi e pasti fuori casa. Queste due categorie raggiungono rispettivamente i 118 e i 95 euro medi mensili e crescono di +2 e +3 euro nel 2025: l’entità della variazione attenua un po’ la dinamica di incremento registrata con particolare enfasi nell’ultimo triennio, ma di fatto confermano l’andamento positivo rilevato nel lungo periodo.
In relazione alla fascia economica, per le famiglie agiate la spesa è quattro volte superiore a chi vive in condizioni di debolezza per vacanze e viaggi e oltre cinque volte per i pasti fuori casa.
Fonte: Osservatorio sulle spese delle famiglie torinesi, ed. 2025
Dopo il calo di 12 euro del 2024, le spese per abbigliamento e calzature tornano ad aumentare e si riposizionano ai livelli di due anni prima. La spesa media si attesta a 83 euro, con un incremento complessivo di 11 euro, 56 dei quali in vestiario (+8 euro) e 27 in calzature (+3 euro).
In crescita anche i servizi sanitari e salute, trainati dagli acquisti di medicinali e dalle spese in ticket sanitari (+7 euro).
La voce “altre” spese per il tempo libero (abbonamenti e ingressi sportivi, biglietti per cinema, musei, teatro, eventi culturali e sportivi), che l’anno scorso aveva registrato un aumento significativo (+10 euro), quest’anno cresce di soli 2 euro, a favore delle attività sportive, mentre rimangono invariate le spese per attività culturali.** Principali voci non alimentari in calo**
La voce trasporti e comunicazione è quella che registra il calo più significativo nel corso del 2025 (-13 euro). Diminuiscono in particolare le spese per biglietti aerei e ferroviari (-6 euro), che tornano ai livelli di due anni fa, quella per benzina e gasolio e le spese per accessori e pneumatici per auto. In calo di 2 euro anche le spese per la telefonia (acquisto e bollette).
Per il terzo anno consecutivo, scende (-5 euro) la voce previdenza e salute: calano in particolare i costi sostenuti per le assicurazioni vita e/o previdenza.
Diminuiscono anche tutte le voci relative all’istruzione (-4 euro): rette scolastiche, libri, mense. In calo anche la spesa per sigarette, tabacco e sigarette elettroniche (-2 euro).
Il risparmio e il potere d’acquisto
Nel 2025 la capacità di risparmio dei nuclei intervistati ritorna ai livelli del 2023: solo il 16,7% delle famiglie ha dichiarato di essere riuscito a risparmiare, percentuale inferiore a quella del 2024 (il 19,6%). Il dato di quest’anno è il più basso degli ultimi sei anni (insieme a quello di due anni prima), lontano dai valori del 2019, quando si attestava al 25%.
Fonte: Osservatorio sulle spese delle famiglie torinesi, ed. 2025
Le coppie con e senza figli si confermano i nuclei famigliari che riescono maggiormente a mettere qualcosa da parte (rispettivamente il 40,5% e il 20,9%). Dal lato opposto, i nuclei monoparentali (l’8,7%) e le persone sole (il 10,1%) risparmiano di meno.
Nel corso del 2025 è lievemente diminuito il peso delle famiglie che ha dichiarato un calo del potere d’acquisto (dal 65% al 63,3%), mentre è aumentata la percentuale delle famiglie stazionarie (dal 28,8% al 34,2%).** I principali luoghi di acquisto**
Analizzando i luoghi preferiti per gli acquisti, nel 2025, dopo quattro anni di diminuzione cresce la preferenza per i negozi tradizionali (il 20,9% era il 17,2%), mentre cala la frequentazione dei super/ipermercati (il 45,3% era il 49,9%). Cresce leggermente anche il ricorso agli hard discount, oggi il 12,6% delle preferenze (era l’11,1%) e continua a crescere il ricorso agli acquisti online che sale al 5,6%.
Lo spreco alimentare
Preso in esame quest’anno anche il tema dello spreco alimentare in ambito familiare, partendo dall’analisi della frequenza di acquisto dei generi alimentari e il tempo di effettivo consumo dopo l’acquisto. La maggiore frequenza di acquisto riguarda il pane e la frutta e verdura. Il consumo a breve termine (da uno a tre giorni) è rivolto ovviamente ai generi alimentari più deperibili, come il pane, ma anche il pesce, frutta e verdura e la carne, mentre per i latticini risulta più prolungato.
L’85% delle famiglie dichiara di non avanzare cibo durante i pasti o di avanzarne poco, grazie ad un preventivo dosaggio degli alimenti. Il valore del cibo sprecato, in quanto non consumato e gettato, è comunque minore a 10 euro per il 78% delle famiglie e supera i 20 euro solo per l’1%.
L’indagine ha evidenziato come i criteri che guidano gli acquisti differiscano in base alla condizione economica: se per i nuclei in situazione di debolezza o autosufficienza le scelte di spesa si indirizzano prevalentemente su prodotti in offerta (il 61% delle famiglie in questa condizione), chi ha una condizione di benessere e agiatezza orienta gli acquisti maggiormente verso la qualità (il 53%), la stagionalità dei prodotti e manifesta maggiore attenzione ad abitudini alimentari o diete specifiche, nonché alla marca.
Il confronto tra territori
Poiché la metodologia di rilevazione e i questionari sono aderenti a quelli utilizzati nell’indagine ISTAT “Le spese per i consumi delle famiglie” è possibile confrontare i consumi delle famiglie torinesi con quelli nazionali o di altri macro-territori prendendo in esame l’anno 2024 (ultimo disponibile per l’indagine nazionale).
Fonte: Osservatorio sulle spese delle famiglie torinesi, ed. 2025
La spesa delle famiglie piemontesi (2.622 euro nel 2024) risulta allineata a quella di Torino città, mentre quella delle famiglie lombarde presenta livelli più elevati (3.162 euro nel 2024), +17% rispetto alle famiglie piemontesi. Anche la media italiana supera quella piemontese del +5%.
Guardando all’andamento temporale, negli ultimi 10 anni la spesa media di Torino città è stata più contenuta: è cresciuta regolarmente tra il 2016 e il 2018, ha tenuto meglio nel periodo pandemico, rallentando poi dopo il 2022, rispetto al rimbalzo dell’Italia e del Nord Ovest.
Fonte: Osservatorio sulle spese delle famiglie torinesi, anno 2025
Se si analizza invece l’incidenza dei consumi alimentari e non alimentari nei diversi territori, si evidenzia che la spesa delle famiglie del Sud, rispetto a quella del Centro-Nord, si concentra maggiormente sui beni alimentari (il 25,4% contro una media nazionale del 19,3%). A Torino città questa spesa è mediamente più contenuta (15,6%).
Al contrario, nel Nord sono state più elevate le quote per le spese destinate:
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a trasporti con il 11,5% nel Nord-Est e 11,4% nel Nord-Ovest (11,7% la Lombardia e 11,6% in Piemonte) a fronte del 10,8% a livello Italia
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a ricreazione, sport e cultura con il 4,4% nel Nord-est e 4,1% nel Nord-ovest (4,3% in Lombardia e 3,8% in Piemonte) a fronte del 3,8% a livello Italia.
Su queste due voci Torino risulta sempre sopra la media nazionale con il 13,1% per quanto riguarda i trasporti, il 5,2% per ricreazione, sport e cultura.




