Nei primi sei mesi del 2026 le esportazioni manifatturiere delle due province raggiungono 5,3 miliardi di euro. Crescono le vendite nell’Unione europea, mentre arretrano i mercati extra Ue. Il tessile-abbigliamento novarese accelera, più articolato il quadro della rubinetteria e del sistema moda vercellese.
Le esportazioni delle province di Novara e Vercelli tornano a crescere nel secondo trimestre del 2026, ma la ripresa presenta differenze significative tra settori e destinazioni. L’export complessivo dei due territori registra un incremento del 5,4% rispetto allo stesso periodo del 2025, dopo la contrazione del 2,1% dei primi tre mesi dell’anno. Un recupero che consente di chiudere il primo semestre in positivo, pur mantenendo un passo inferiore a quello nazionale.
È il quadro delineato dall’Osservatorio export delle province di Novara e Vercelli, che presenta elaborazioni della Fondazione Edison su dati Istat. Nel confronto con il resto del Paese, le esportazioni complessive delle due province aumentano dell’1,7% nel semestre, contro il 4,5% italiano. Anche nel solo secondo trimestre la crescita nazionale, pari al 7,7%, supera quella locale.
Il segnale di recupero è quindi concreto, ma non uniforme: l’Europa sostiene le vendite, alcuni comparti manifatturieri accelerano e altri continuano a risentire della debolezza degli scambi.
Manifattura a 5,3 miliardi: crescono moda, metalli e farmaceutica
Considerando le sole esportazioni manifatturiere, Novara e Vercelli raggiungono nel primo semestre 5,32 miliardi di euro, in aumento del 2,7% sullo stesso periodo del 2025. Il dato va distinto da quello dell’export complessivo, che comprende anche le attività non manifatturiere.
L’aggregato dei prodotti tessili, dell’abbigliamento, delle pelli e degli accessori genera esportazioni per circa 1,45 miliardi di euro, con una crescita dell’8,6%. Al suo interno, l’abbigliamento aumenta del 7,8%, mentre i prodotti tessili segnano un più contenuto +0,7%.
Un contributo positivo arriva anche dai metalli di base e prodotti in metallo, che raggiungono circa 349 milioni di euro e crescono del 18,9%. Avanzano inoltre la farmaceutica, con 221,5 milioni e un incremento del 15%, e l’aggregato che comprende gomma, materie plastiche e altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi, in aumento dell’11,1%.
Più difficile il quadro dei macchinari e apparecchi, le cui esportazioni scendono del 4,9%, attestandosi a circa 1,11 miliardi di euro. All’interno del comparto tiene però la voce delle macchine di impiego generale, nella quale rientra la specializzazione territoriale della rubinetteria e del valvolame: il valore esportato supera gli 820 milioni, con una crescita dell’1,8%.
Restano in flessione anche la chimica, che vale circa 719 milioni di euro e perde l’1,9%, e l’alimentare, bevande e tabacco, con quasi 612 milioni e una diminuzione dello 0,9%. La contrazione più marcata riguarda coke e prodotti petroliferi raffinati, in calo del 27,5%.
L’Unione europea sostiene la ripresa
La differenza più netta emerge dalla distribuzione geografica delle vendite. Nel primo semestre le esportazioni manifatturiere verso l’Unione europea crescono dell’8,6%, mentre quelle dirette ai mercati extra Ue diminuiscono del 6,3%.
I Paesi Ue assorbono circa 3,4 miliardi di euro, pari al 64% delle esportazioni manifatturiere delle due province. Ai mercati extraeuropei va il restante 36%, per circa 1,9 miliardi.
La Francia si conferma la prima destinazione, con 834,6 milioni di euro e una crescita dell’11,9%. Segue la Germania, che raggiunge 767,3 milioni e aumenta del 2,2%. La Spagna, grazie a un incremento del 12,8%, sale al terzo posto con 386,6 milioni, superando gli Stati Uniti.
Il mercato statunitense arretra infatti dell’8,4% nel semestre, fermandosi a 358 milioni di euro. Nel solo secondo trimestre la flessione raggiunge il 13,2%, indicando un peggioramento rispetto alla dinamica dei primi mesi dell’anno.
Tra le destinazioni europee spicca l’Austria, che entra nei primi dieci mercati di sbocco: le esportazioni raggiungono 138,8 milioni di euro, in crescita del 73,2% nel semestre, dopo un aumento del 104,8% nel secondo trimestre. Si tratta dell’incremento più elevato tra le principali destinazioni, pur su valori inferiori a quelli dei maggiori partner commerciali.
Crescono anche Polonia e Paesi Bassi, rispettivamente dell’11,5% e del 3,1%. Cina e Regno Unito tornano debolmente in positivo, con aumenti dello 0,6% e dello 0,2%, mentre la Svizzera resta in calo del 2,9%.
Novara, il tessile-abbigliamento corre oltre la media italiana
Nel quadro delle specializzazioni provinciali, il risultato più brillante riguarda il tessile-abbigliamento novarese. Nel secondo trimestre le esportazioni aumentano del 19,2%, portando la crescita del primo semestre al 20,4%. Una dinamica che si distingue nettamente da quella nazionale, ferma al +0,2% nel trimestre e negativa per lo 0,7% nei sei mesi.
La spinta proviene soprattutto dai mercati europei. Nel semestre le vendite verso la Francia crescono del 41%, quelle verso la Spagna del 40,9% e quelle dirette in Austria del 40,5%. Aumenti consistenti interessano anche Paesi Bassi (+22,7%), Portogallo (+19,1%) e Germania (+17,4%).
Francia, Germania e Spagna assorbono insieme il 58,4% dell’export provinciale del comparto. Una concentrazione che conferma il ruolo centrale della domanda europea per questa specializzazione produttiva.
Sul fronte opposto, diminuiscono le esportazioni verso gli Stati Uniti, in calo del 26%, e verso la Tunisia, che perde il 12,2%. Il forte risultato complessivo convive dunque con difficoltà rilevanti su alcune destinazioni.
Rubinetteria novarese in crescita, con segnali diversi tra i mercati
Per le macchine di impiego generale della provincia di Novara, categoria nella quale la rubinetteria e il valvolame hanno un peso prevalente, il secondo trimestre si chiude con un aumento delle esportazioni del 3,8%, dopo il +0,2% del primo trimestre.
Il bilancio semestrale è positivo per il 2%, ma rimane inferiore al +4,4% nazionale della stessa categoria.
Tra i principali mercati crescono Svizzera (+17,7%), Emirati Arabi Uniti (+10,7%), Spagna (+6,8%) e Grecia (+4,3%). La Francia torna in positivo con un aumento dell’1,3%. Diminuiscono invece le vendite verso Germania (-6,2%), Regno Unito (-6,1%), Belgio (-5%) e Stati Uniti (-3,6%).
Germania, Francia e Stati Uniti restano le prime tre destinazioni e raccolgono complessivamente il 34,5% dell’export provinciale della categoria. La flessione di due di questi tre mercati aiuta a leggere una crescita complessiva ancora moderata.
Vercelli, rallenta la rubinetteria ma aumentano le vendite negli Stati Uniti
Nel Vercellese, le esportazioni di macchine di impiego generale mostrano una traiettoria differente: dopo il +6,6% del primo trimestre, nel secondo arretrano del 3,9%. Il semestre conserva comunque un saldo positivo, con un incremento dell’1,1%.
Il risultato complessivo nasconde andamenti molto diversi per destinazione. Le vendite verso i Paesi Bassi crescono del 58,8%, quelle verso gli Stati Uniti del 22,6% e quelle dirette in Germania del 16,3%. Aumentano anche Svezia (+13,6%), Arabia Saudita (+11,6%) e Svizzera (+10,7%).
Restano invece in difficoltà Francia e Regno Unito, in calo rispettivamente dell’8,4% e del 15%.
Gli Stati Uniti salgono così al terzo posto tra i mercati di sbocco, dopo Germania e Francia. È un elemento che distingue questa specializzazione dal quadro manifatturiero complessivo delle due province: mentre l’export aggregato verso il mercato statunitense diminuisce, la rubinetteria-valvolame vercellese registra un’espansione significativa.
Il tessile vercellese recupera nel trimestre, il semestre resta negativo
Per il tessile-abbigliamento della provincia di Vercelli, il secondo trimestre segna un ritorno alla crescita: le esportazioni aumentano dell’1,2%, dopo il calo del 3,3% dei primi tre mesi. Il recupero non basta però a riportare in positivo il semestre, che si chiude con una diminuzione dell’1,1%, per un valore esportato di circa 520 milioni di euro.
Il miglioramento passa anche dai mercati asiatici. Nel semestre crescono le vendite verso Cina (+11,5%), Corea del Sud (+11%), Giappone (+10,8%) e Hong Kong (+10,6%). Avanzano inoltre Germania (+12,8%) e Francia (+1%).
La Cina si conferma la prima destinazione, con 96,2 milioni di euro, seguita dalla Francia con 66,5 milioni. Hong Kong sale al terzo posto con 63,8 milioni, superando gli Stati Uniti, che scendono a 58,8 milioni e registrano una flessione del 20,5%.
Restano negative anche le dinamiche verso Regno Unito (-11,5%), Svizzera (-4%) ed Emirati Arabi Uniti (-35,7%). La ripresa del trimestre si accompagna quindi a una diversa distribuzione delle vendite, con segnali favorevoli dall’Asia e debolezze ancora marcate in altre destinazioni.
Le prospettive: consolidare l’Europa e diversificare gli sbocchi
Il primo semestre restituisce l’immagine di un sistema esportatore capace di recuperare, ma con ritmi differenti tra filiere e mercati. La domanda europea sostiene il risultato complessivo, mentre le destinazioni extra Ue presentano un quadro più debole.
Per le imprese, questi andamenti suggeriscono l’utilità di affiancare al consolidamento dei rapporti con i principali partner europei una diversificazione costruita sulle caratteristiche dei singoli settori. Gli stessi Stati Uniti mostrano dinamiche opposte tra tessile-abbigliamento e rubinetteria vercellese; analogamente, la crescita asiatica del tessile di Vercelli si distingue dal dato quasi stabile dell’export manifatturiero complessivo verso la Cina.
L’Osservatorio export di Novara e Vercelli evidenzia dunque una ripartenza che richiede una lettura selettiva: il ritorno alla crescita costituisce una base positiva, mentre la capacità di renderla duratura dipenderà anche dal rafforzamento delle filiere e dal presidio di mercati con prospettive differenti.




