Nocciole: più formazione, collaborazione e filiera sono le leve per il futuro del settore. La corretta gestione del suolo farà la differenza per trasformare le criticità in opportunità
Bene ma non benissimo. Quel che è certo è che il 2026 non è stata l’annata del secolo ma neppure la peggiore. Leggermente al di sotto delle aspettative in termini quantitativi hanno fatto la differenza gli squilibri territoriali con aziende vicine, talvolta confinanti, che hanno ottenuto una resa completamente diversa.
Risultati distribuiti a macchia di leopardo hanno fatto capire come l’esposizione, la gestione del suolo, le scelte agronomiche e la tempestività degli interventi pesino più della collocazione geografica generale. Comprese le criticità che si chiamano cascola, vuoti e cimiciato.
Questo, in sintesi quanto è emerso nell’ambito del convegno che si è svolto sabato scorso a Gabiano in Valcerrina, durante la 24edima edizione della Fiera della Nocciola Piemonte, con il primo bilancio dell’annata corilicola provinciale.
Un momento tecnico informativo che ha puntato l’attenzione su quello che possiamo fare per migliorare la quantità di prodotto, non solo perché le nocciole costituiscono un elemento base dell’agroindustria dolciaria, ma per l’importanza di una filiera che si costruisce non solo in campo ma lungo tutta la catena che porta dal campo alla trasformazione. Una filiera solida, trasparente e ben organizzata che permette di valorizzare anche un’annata come quella di quest’anno, con le sue luci e ombre, trasformando le difficoltà, in occasioni di miglioramento collettivo.
Argomenti che sono stati al centro della tavola rotonda, che ha visto protagonisti il Presidente e il Direttore di Coldiretti Alessandria, Mauro Bianco ed Elio Gasco, il Sindaco di Gabiano Stefano Vedovato, l’onorevole Enzo Amich, componente della Camera di Deputati, per la parte storica Emiliana Conti del “Circolo Culturale I Marchesi del Monferrato” e, testimone dell’importanza di poter contare su filiere agroindustriali virtuose che credono nel territorio, Pietro Bergaglio, del settore ‘Ricerca e Sviluppo’ del Gruppo Novi Elah Dufour.
Dai contributi di Emiliana Conti e di Pietro Bergaglio sono emerse le grandi potenzialità della nocciola monferrina: una storia millenaria che parte dal Neolitico e arriva ai giorni nostri con potenzialità in crescita e ottime possibilità di sviluppo.
Parte tecnica affidata all’agronomo Alberto Pansecchi, responsabile corilicolo Coldiretti Alessandria, che ha evidenziato quali soluzioni mettere in pratica per garantire prodotto e reddito alle aziende: “La coltivazione del nocciolo è cambiata e deve cambiare anche il nostro modo di fare agricoltura. Non si possono seguire operazioni pianificate ad inizio stagione. Significa scendere in campo, osservare, interpretare i segnali che le piante ci mandano e prendere decisioni che cambiano a volte di giorno in giorno. Tre sono stati i problemi principali che hanno caratterizzato questa annata: cascola, vuoti e cimiciato. Tra i fattori rilevanti la troppa luminosità che non sempre è una risorsa, oltre una certa soglia si va incontro al fenomeno di fotoinibizione. E poi il cattivo controllo della cimice, bisogna agire velocemente perché il primo danno si manifesta internamente al seme, quindi molto prima di essere visibile all’esterno”.
“La nostra nocciola rappresenta una filiera strategica per il territorio alessandrino, importantissima anche quando si parla di sana alimentazione e di salute, inserita nella Dieta Mediterranea: per questo la priorità è puntare sempre più alla ricerca e ad un miglioramento delle rese, remunerativo per chi coltiva e sostenibile per chi produce. – ha affermato il Presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco -. Sicuramente la valorizzazione delle nocciole del Piemonte passa attraverso importanti accordi di filiera sul territorio, come quello siglato tra Coldiretti Piemonte e il gruppo dolciario Novi Elah Dufour, un progetto di filiera che consente di valorizzare tutta la produzione corilicola del territorio, offrendo una prospettiva di medio periodo agli imprenditori agricoli”.
“In una parola più ‘rintracciabilità’ per un prodotto che tutto il mondo identifica come un’eccellenza e che coinvolge 3.000 aziende piemontesi con 28mila ettari di superficie coltivata di cui 20mila in piena produzione, per una produzione totale media di 240mila quintali di cui 103mila identificati come Igp. La produzione alessandrina conta su una base di 3.800 ettari tra allevamento e fase adulta distribuiti nell’intero territorio collinare provinciale, circa 500 le aziende coinvolte nella filiera corilicola”, ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Elio Gasco.
Pubblico numeroso e grande interesse anche per lo spazio dedicato alle novità della meccanizzazione. La mattinata si è conclusa con la degustazione comparata di nocciole e, novità di quest’anno, anche di cioccolato fondente con nocciole.
Una degustazione ‘alla cieca’ dove a vincere è stata, ovviamente, la nostra Tonda Gentile Trilobata!
Al termine sono stati consegnati i ‘Premi Qualità Novi’.




