IRIDESGROUP lancia CYBERCLOCK

Share

IRIDESGROUP lancia CYBERCLOCK: un nuovo marchio dedicato alla cybersecurity delle imprese

Nasce CYBERCLOCK, il nuovo marchio di IRIDESGROUP SRL dedicato alla cybersecurity e allagestione del rischio digitale delle imprese. Una scelta che segna una nuova tappa nel percorso imprenditoriale di IRIDESGROUP SRL e che nasce dalla volontà di dare alla sicurezza informatica una nuova identità specialistica, capace di rispondere a uno scenario nel quale tecnologia, organizzazione aziendale, continuità operativa e conformità normativa sono sempre più strettamente connesse.

IRIDESGROUP SRL porta in questo progetto 25 anni di esperienza nel mondo TLC e ICT, durante i quali ha progressivamente ampliato competenze e servizi attraverso formazione del personale tecnico, acquisizioni di aziende complementari, partnership e rapporti diretti con i produttori. Con sedi a Ponderano, nel Biellese, e Torino, IRIDESGROUP opera in un territorio caratterizzato da un tessuto imprenditoriale nel quale la trasformazione digitale pone esigenze sempre più articolate in termini di infrastrutture, comunicazioni, protezione dei dati e continuità dei processi. È proprio dall’evoluzione di questo rapporto con le imprese che prende forma CYBERCLOCK.

Dalla tecnologia alla sicurezza come cultura d’impresa
La nascita del nuovo marchio parte da una convinzione imprenditoriale: oggi la cybersecurity non può più essere considerata soltanto una componente tecnica. La crescente digitalizzazione dei processi e un quadro regolatorio sempre più articolato richiedono alle imprese di affrontare la sicurezza come un tema di governance, organizzazione e formazione.

CYBERCLOCK richiama esplicitamente questo concetto attraverso il proprio posizionamento: “Il tempo è la prima difesa contro le minacce digitali” afferma Paolo Montarolo Presidente di IRIDESGROUP. Il progetto lega infatti la capacità dell’organizzazione di rilevare i segnali, decidere e intervenire tempestivamente. La differenziazione del marchio nasce dunque dalla volontà di rendere più riconoscibile una competenza che richiede specializzazione, continuità e metodo, mantenendo però il legame con l’esperienza tecnologica maturata da IRIDESGROUP.
CYBERCLOCK si presenta infatti come una nuova area di IRIDESGROUP dedicata alla cybersecurity, sostenuto dalle competenze negli ambiti ICT, infrastrutturali e della gestione del rischio digitale. Il modello conserva l’approccio “sartoriale” dell’azienda: ogni intervento viene costruito a partire dall’analisi di organizzazione, processi, tecnologie, priorità e rischio del cliente.

La sicurezza digitale entra nelle scelte dell’imprenditore
La sicurezza diventa così un tema che coinvolge processi, responsabilità, organizzazione e management di ogni impresa. La scelta del nome esprime anche la filosofia del progetto. Nel rischio cyber il fattore tempo è determinante: prevenire prima che si verifichi un incidente, riconoscere rapidamente un’anomalia, prendere decisioni sulla base di informazioni affidabili e coordinare la risposta quando l’incidente si verifica.

I risultati dell’indagine sul 2025

L’indagine annuale sul campo costituisce la principale base informativa dell’Osservatorio. Alla rilevazione condotta nella primavera del 2026 hanno partecipato circa 400 imprese della filiera.

Dinamiche del fatturato nel 2025

Dopo un 2024 particolarmente difficile, il fatturato delle imprese della filiera automotive nel 2025 ha continuato a risentire di un contesto operativo complesso. Il saldo tra le dichiarazioni di aumento e quelle di diminuzione del fatturato si è mantenuto infatti ampiamente negativo, attestandosi al -25% (-31% nella precedente indagine). L’11% degli operatori ha dichiarato un giro d’affari sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente, mentre le imprese in crescita sono risultate il 32% del totale e quelle in contrazione il 57%. Per il 30% delle imprese la riduzione è stata superiore al 10%; se gli specialisti dell’aftermarket nel 2024 erano stati l’unico segmento della filiera a presentare un saldo positivo, nell’ultima rilevazione hanno mostrato anch’essi segnali di indebolimento.

I trend tecnologici – Ambiti di operatività in base ai prodotti realizzati 

Analizzando gli ambiti tecnologici, tenendo conto che ciascuna impresa può essere attiva in più di un ambito, emerge che l’81,2% delle imprese dichiara di operare nella produzione di componenti destinati a tutte le tipologie di veicolo, indipendentemente dalla tecnologia di propulsione. Accanto emerge come il 34,3% delle imprese sia attivo nella componentistica per motori endotermici e/o connessa al loro funzionamento. I rispondenti che presidiano ambiti specificamente connessi alla mobilità elettrica rappresentano invece il 16,5% del campione. Più contenuta è la presenza delle imprese negli altri segmenti tecnologici monitorati, tra cui l’ambito del veicolo connesso e autonomo (il 7%).

Esposizione alla transizione

Un ulteriore approfondimento basato sull’esame dei siti aziendali, dei cataloghi di prodotto, dei progetti in corso ha cercato di stimare il grado di esposizione degli operatori indagati alla transizione in atto verso l’e-mobility. I risultati evidenziano come il 49% delle imprese rispondenti non presenti né particolari rischi né opportunità derivanti dall’evoluzione del settore verso l’elettrico, poiché il loro posizionamento competitivo è di fatto indipendente dalla diffusione di tali veicoli: condizione di neutralità. Accanto a questo gruppo emerge una quota rilevante di imprese con esposizione potenzialmente negativa. In particolare, il 14% delle imprese presenta una esposizione molto alta o medio-alta, in quanto attive esclusivamente o prevalentemente in produzioni e tecnologie strettamente legate ai sistemi di propulsione tradizionali (produttori di sistemi di scarico, iniezione carburante o componenti motore dedicati all’ICE, ecc.). Il 20% presenta, invece, una media o bassa esposizione in quanto si tratta di imprese che producono componenti o soluzioni che potrebbero subire variazioni dei volumi o nelle specifiche tecniche conseguentemente al passaggio all’elettrico, ma che in alcuni casi, ha anche una presenza di attività e competenze applicabili anche ai nuovi paradigmi della mobilità. Infine, il 17% delle imprese è stato classificato come beneficiario o abilitatore della transizione, in ragione del proprio posizionamento in attività destinate ad assumere una crescente rilevanza nel futuro assetto del settore, in particolare verso la mobilità a zero emissioni. Per questo gruppo di imprese il saldo tra dichiarazioni di aumento e riduzione del fatturato del 2025 è in equilibrio (+0%), e nettamente migliore della media (-25%), così come risulta ampiamente positivo (+16%) il saldo tra ottimisti e pessimisti in relazione alle previsioni per il 2026.

Propensione all’internazionalizzazione

Pur confermando il forte orientamento internazionale della filiera, si evidenziano alcuni segnali di rallentamento. Nel 2025 l’81,2% delle imprese ha segnalato di aver realizzato vendite sui mercati esteri, valore in diminuzione rispetto all’84,0% rilevato nel 2024. Parallelamente, l’incidenza di fatturato automotive riconducibile all’export si è assestata al 49,3%, valore pressoché invariato rispetto all’anno precedente.

Diversificazione settoriale

Guardando ai mercati di sbocco alternativi all’automotive, il quadro risulta sostanzialmente in linea con quello rilevato nelle precedenti indagini, con sei imprese su dieci attive anche in settori diversi. Le macchine agricole si confermano il principale settore di destinazione per le imprese della componentistica, coinvolgendo oltre un terzo dei fornitori che non operano esclusivamente nell’automotive (il 36%). Seguono la meccanica e meccatronica (il 27%), gli elettrodomestici (il 24%) e il comparto delle due ruote (il 20%). Conservano un ruolo di rilievo anche il settore ferrotranviario, indicato dal 16% delle imprese, la meccanica strumentale e l’aerospazio, quest’ultimo caratterizzato da una leggera crescita. Più contenuta la presenza nei comparti della nautica e delle costruzioni.

Relazioni della filiera con Stellantis, Iveco e altri costruttori

Nel 2025 è diminuita la quota di imprese che dichiarano di avere, direttamente o indirettamente, Stellantis nel proprio portafoglio clienti, passata dal 60,9% del 2023 al 56,0% delle imprese; per Iveco si osserva invece una lieve crescita, dal 43,6% al 45,4% nell’ultimo triennio.

Considerati i due gruppi complessivamente, la percentuale di operatori che realizza oltre la metà del proprio fatturato attraverso forniture destinate a Stellantis e/o Iveco è passata dal 39,6% nel 2021 al 33,8% nel 2024, per scendere ulteriormente al 30,8% nel 2025. Parallelamente, è aumentato il peso delle imprese per le quali tali commesse rappresentano una quota minoritaria del volume d’affari. Questo andamento conferma il progressivo processo di diversificazione della clientela intrapreso dalla filiera della componentistica italiana.

In generale il 67% del fatturato delle imprese della componentistica proviene da rapporti commerciali con costruttori e fornitori legati ad assemblatori diversi da Stellantis e Iveco. I principali interlocutori rimangono i costruttori tedeschi, indicati da circa due imprese su tre come clienti di riferimento, seguono quelli francesi, quelli americani e i costruttori asiatici, tra i quali spiccano non solo i giapponesi, ma anche i cinesi e gli indiani.

R&S

In diminuzione sia la percentuale di imprese che ha investito in attività di ricerca e sviluppo sia di chi ha impiegato personale dedicato alla stessa, ma anche la diffusione delle innovazioni di prodotto e di processo e il ricorso agli strumenti di tutela della proprietà industriale. Nel complesso, nel 2025 le imprese che hanno dichiarato di investire in attività di ricerca e sviluppo rappresentano il 61,8% del campione, in calo rispetto al 64,0% del 2024. Per quanto riguarda gli addetti, nel 2025 il 63,3% delle imprese hanno dichiarato di impiegare personale dedicato alle attività di ricerca e sviluppo, in diminuzione rispetto a quanto rilevato nelle precedenti edizioni. Nel triennio 2023-2025, il 72% delle imprese ha dichiarato di aver introdotto almeno un prodotto o processo nuovi (in calo rispetto al 79% registrato nell’indagine scorsa), ma tale percentuale tra le imprese beneficiarie della transizione sale all’80%. Sul fronte della proprietà industriale, il 16% ha segnalato il deposito di almeno un brevetto, in calo rispetto al 19% del passato triennio. Anche le innovazioni di prodotto e di processo sono risultate meno diffuse.

Con riferimento al triennio 2023-2025, il più importante ostacolo all’innovazione segnalato è rappresentato dalla domanda instabile di prodotti o servizi innovativi (il 37,8% dei rispondenti lo valuta come fattore rilevante o molto rilevante, era il 25,8% per il triennio 2019-2021). Seguono i costi dell’innovazione ritenuti troppo elevati (il 30,5%, era il 26,7% in passato, quando rappresentavano il primo freno), la mancanza di personale qualificato (il 23,7%) e la carenza di risorse finanziarie (il 20,1%).

Segnali di avanzamento verso l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale: se il 50,4% non utilizza ancora l’IA, in calo rispetto al 59,9% della scorsa edizione, tra le imprese coinvolte nell’adozione dell’intelligenza artificiale (il 49,6%) è cresciuta la quota di imprese per cui l’applicazione è in fase di sperimentazione, che è passata dal 13,9% al 22,1%.

Nuovi powertrain, riduzione emissioni e altre tecnologie: coinvolgimento in progetti

La partecipazione della filiera della componentistica a progetti di sviluppo di nuovi powertrain nel triennio passato, dopo anni di crescita progressiva, appare in lieve riduzione. Il dato suggerisce un parziale rallentamento del coinvolgimento della filiera nei principali processi di innovazione tecnologica del settore e sembra confermare una fase di consolidamento, nella quale molte imprese si mostrano orientate a valutare con maggiore cautela le opportunità di investimento nelle diverse traiettorie tecnologiche emergenti. In controtendenza, torna invece a crescere la quota di imprese coinvolte nello sviluppo di tecnologie legate alle celle a combustibile (il 13,7%), ambito che continua a mostrare segnali di interesse anche in prospettiva futura, pur rimanendo una tecnologia di nicchia rispetto alle altre soluzioni di propulsione.

ESG

L’evoluzione osservata negli ultimi anni mostra un progressivo passaggio dalla fase di diffusione a quella di consolidamento delle pratiche ESG. Numerose iniziative risultano ormai adottate da una quota rilevante di imprese, mentre gli investimenti e gli interventi futuri tendono a concentrarsi su strumenti che vanno oltre le pratiche di base. I risultati evidenziano una sostanziale stabilità delle iniziative realizzate in ambito ambientale e una lieve crescita di quelle nell’area sociale, che coinvolgono rispettivamente l’88% e l’86% delle imprese rispondenti. Le iniziative riconducibili alla governance interessano invece il 71% del campione, rimanendo ampiamente diffuse nonostante una lieve flessione (erano il 75%).

La domanda di policy da parte delle imprese

Le iniziative volte al contenimento dei costi energetici si sono confermate nettamente al primo posto tra le priorità indicate dalle imprese per il futuro: le considera tali l’87% del campione, in crescita progressivamente nel tempo e risultate adeguate in passato dal 58%. Seguono le misure relative a finanziamenti e gli sgravi fiscali per le attività di ricerca e sviluppo, importanti in ottica prospettica per il 67% delle imprese e ritenute efficaci in termini di policy già adottate dal 52% delle imprese. Per quanto riguarda l’estensione della Cassa Integrazione Guadagni (CIG), si osserva una lieve diminuzione del giudizio positivo sulla sua efficacia, ma resta comunque elevata la quota di imprese che considera tale misura una priorità per l’immediato futuro (57%).

Prospettive future

Secondo le previsioni aggiornate nel periodo luglio-settembre 2026, la principale fonte di preoccupazione per le imprese è rappresentata dalla riduzione della domanda e dall’incertezza sui volumi produttivi. A questo si affianca la persistente instabilità del quadro economico mondiale. Questi risultati evidenziano come la difficoltà di prevedere l’evoluzione del mercato rappresenti oggi la principale criticità per il settore, rendendo più complessa la pianificazione degli investimenti, della capacità produttiva e delle strategie.

Tra gli elementi che maggiormente influenzano le prospettive delle imprese si confermano inoltre le strategie delle case automobilistiche europee. Parallelamente le imprese mostrano una forte attenzione ai cambiamenti degli equilibri competitivi internazionali. In particolare, l’ingresso delle case automobilistiche cinesi nel mercato europeo è considerato un fattore di elevata rilevanza dal 51,3% delle aziende, essendo percepito come un elemento destinato a modificare assetti di mercato, modelli di business e rapporti di fornitura lungo la filiera. A tale dinamica si collega il tema della transizione verso la mobilità elettrica, con l’incertezza riguardo alla sua effettiva velocità di diffusione. Assumono un ruolo significativo anche altri fattori legati al contesto internazionale come le tensioni geopolitiche e i cambiamenti delle politiche commerciali internazionali.

Tra le principali criticità operative si conferma la difficoltà a farsi riconoscere dagli OEM gli aumenti dei costi di produzione, indicata come fattore ad elevata rilevanza dal 49,9% delle imprese. Rispetto allo scorso anno cresce sensibilmente il peso dell’aumento dei costi logistici, che è passato dal 26,4% al 40,3% tra le criticità considerate di elevata rilevanza.

 

 

condividi su:

Immagine di La Redazione
La Redazione

Leggi anche

Vuoi ricevere le nostre ultime news? Iscriviti alla newsletter per rimanere sempre aggiornato

ARTICOLI PIÙ LETTI
ULTIMI ARTICOLI