“Le terre d’acqua”, le video interviste

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Dal convegno promosso dal Gruppo Marazzato emerge una visione condivisa: l’acqua è infrastruttura naturale, leva economica e patrimonio comune da gestire con pianificazione, innovazione e collaborazione tra territori, imprese, istituzioni e ricerca

L’acqua come risorsa da proteggere, infrastruttura naturale, motore di sviluppo e terreno decisivo per l’innovazione. È attorno a questa visione che si è sviluppato il convegno Le terre d’acqua: innovazione e sostenibilità nel cuore del Piemonte, organizzato dal Gruppo Marazzato nello showroom della Fondazione Marazzato di Stroppiana.

L’iniziativa prosegue il percorso avviato da Marazzato sui temi della sostenibilità, dopo gli appuntamenti dedicati a mobilità sostenibile e transizione energetica. Al centro del confronto, l’acqua: elemento identitario per il Piemonte orientale e le sue terre di risaia, ma anche sfida sempre più complessa di fronte a cambiamenti climatici, sprechi, inquinanti emergenti e nuove esigenze di governance.

Ad aprire i lavori è stato Alberto Marazzato, che ha richiamato il legame tra territorio e acqua, a partire dal Canale Cavour, sottolineando la necessità di affrontare il futuro valorizzando memoria e infrastrutture. Il messaggio centrale è stato quello della collaborazione tra agricoltura, industria, servizio idrico integrato e comunità locali, chiamati a costruire risposte condivise.

Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, in un video messaggio, ha ribadito la centralità dell’acqua come bene da tutelare e valorizzare. Sono intervenuti anche Davide Nicco, presidente del Consiglio regionale del Piemonte, e Alessandro Montella, vicepresidente della Provincia di Vercelli, che ha ricordato il ruolo dell’acqua nella storia e nell’economia vercellese.

Il rapporto tra acqua e territori è stato uno dei fili conduttori della giornata. Alessandro Canelli, sindaco di Novara, ha evidenziato la necessità di gestire meglio la risorsa attraverso strumenti tecnologici, citando il progetto Pnrr per la digitalizzazione della rete cittadina, utile a ridurre le perdite e migliorare l’efficienza del servizio idrico. Ha inoltre sottolineato l’importanza delle aggregazioni tra gestori per attrarre investimenti e affrontare le sfide future.

Roberto Scheda, sindaco di Vercelli, ha richiamato il valore del lavoro di squadra tra Comuni, istituzioni, università e competenze tecniche. Stefania Ferraro, sindaca di Stroppiana, ha insistito sul ruolo dell’acqua nel disegnare paesaggio, agricoltura e tradizione, mentre Emanuele Capra, sindaco di Casale Monferrato, ha ricordato il rapporto con il Po, da elemento di rischio a risorsa per energia, turismo e attrattività.

Il confronto si è poi concentrato su industria, agricoltura e ricerca. Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte, ha sottolineato la necessità di accrescere la consapevolezza delle imprese su qualità delle acque, usi industriali e prevenzione delle crisi idriche. Menico Rizzi, rettore dell’Università del Piemonte Orientale, ha evidenziato il ruolo della conoscenza, con un approccio transdisciplinare capace di collegare biodiversità, inquinanti, ecologia e salute pubblica.

Secondo Barbero, direttore generale di Arpa Piemonte, ha richiamato l’importanza di conoscere lo stato della risorsa e i cambiamenti del regime idrologico. L’acqua continuerà a esserci, ma sarà distribuita diversamente nel corso dell’anno: serviranno pianificazione, infrastrutture efficienti e mediazione tra esigenze agricole, industriali e ambientali.

Il tema dell’innovazione è stato ripreso da Carlo Robiglio, presidente di Confindustria Novara Vercelli Valsesia, che ha definito il territorio una vera “terra d’acqua”, anche per filiere industriali come valvolame e rubinetteria. Il dialogo tra imprese, università e formazione può trasformare l’acqua in leva di crescita e competitività.

Tra le questioni più delicate sono emersi PFAS e inquinanti emergenti. Paolo Foietta, presidente dell’Autorità Rifiuti Piemonte, ha sottolineato la necessità di regole rigorose e riferimenti omogenei a livello nazionale ed europeo. Nei panel si è parlato anche di riuso, economia circolare e depuratori come infrastrutture di valore, con gli interventi di Michele Falcone, Massimo Lamperti e Lisa Casali.

La governance del ciclo idrico è stata uno dei nodi centrali. Tullio Montagnoli, amministratore delegato di A2A Ciclo Idrico, ha invitato a ragionare per bacini idrografici, perché l’acqua segue confini naturali e non amministrativi. Altri interventi hanno richiamato la necessità di assetti più efficaci, investimenti, programmazione e superamento della contrapposizione tra pubblico e privato.

Dagli interventi è emersa una consapevolezza comune: il futuro dell’acqua richiede visione di lungo periodo, infrastrutture moderne, dati affidabili, ricerca applicata, collaborazione istituzionale e una nuova cultura della risorsa.

Le terre d’acqua ha rappresentato così un invito a costruire una strategia condivisa. Perché l’acqua, nel cuore del Piemonte come altrove, non è soltanto un bene naturale da preservare: è leva di sviluppo, fattore di coesione e patrimonio comune su cui si giocherà una parte decisiva della sostenibilità futura.

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Immagine di La Redazione
La Redazione

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