Il convegno del Gruppo Marazzato ha riunito istituzioni, imprese e ricerca per discutere il futuro dell’acqua tra innovazione, riuso, governance, tutela e sviluppo sostenibile
L’acqua come infrastruttura naturale, motore di sviluppo economico, leva per l’innovazione e sfida strategica per il futuro. È stato questo il filo conduttore di Le terre d’acqua: innovazione e sostenibilità nel cuore del Piemonte, il convegno organizzato dal Gruppo Marazzato che ha riunito istituzioni, università, imprese, utility e operatori del settore per confrontarsi sulla gestione di una risorsa sempre più centrale.
Ad aprire i lavori è stato il padrone di casa, Alberto Marazzato, che ha richiamato il legame storico tra il territorio e l’acqua, a partire dal Canale Cavour. «Dobbiamo affrontare il futuro partendo dal passato», ha sottolineato, individuando due parole chiave: pianificazione e collaborazione. «Agricoltura, industria e servizio idrico integrato sono mondi interconnessi. Serve fare rete sui territori e serve coraggio: quello degli imprenditori negli investimenti, delle istituzioni nella governance e di tutti gli attori nel collaborare».
Un messaggio condiviso anche dal Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che nel suo videomessaggio ha ribadito la centralità dell’acqua come bene da tutelare e valorizzare.
Prima di entrare nel vivo dei lavori, c’è stato spazio per gli interventi istituzionali, che hanno fornito interessanti spunti di riflessione. Il sindaco di Novara Alessandro Canelli ha posto l’attenzione sulla lotta alle perdite idriche. «La grande sfida è non disperdere l’acqua», ha spiegato, ricordando il progetto finanziato dal Pnrr che ha consentito di “smartizzare” l’80% della rete cittadina, riducendo le dispersioni dal 33% al 27%, contro una media nazionale del 43%. Canelli ha inoltre evidenziato la necessità di aggregazioni e fusioni tra gestori per raggiungere economie di scala.
Sul valore della collaborazione tra territori si è soffermato anche il sindaco di Vercelli Roberto Scheda: «Se si lavora in squadra, si raggiungono gli obiettivi».
Portando il saluto delle istituzioni regionali e provinciali sono intervenuti anche Davide Nicco, presidente del Consiglio regionale del Piemonte, e Alessandro Montella, vicepresidente della Provincia di Vercelli.
A rappresentare due comunità cresciute grazie all’acqua sono stati inoltre Emanuele Capra, sindaco di Casale Monferrato, che ha ricordato come «l’acqua sia una risorsa capace di generare energia rinnovabile e attrazione turistica», e Stefania Ferraro, sindaca di Stroppiana, che ha richiamato il valore dei borghi e delle vie d’acqua come patrimonio identitario e occasione di sviluppo.
GESTIRE LA RISORSA: INDUSTRIA, AGRICOLTURA E NUOVI MODELLI DI UTILIZZO
Il primo panel tecnico ha evidenziato come la gestione dell’acqua richieda competenze multidisciplinari.
Il rettore dell’Università del Piemonte Orientale Menico Rizzi ha illustrato il contributo della ricerca: «Dobbiamo ridurre gli sprechi immediatamente e studiare soluzioni che permettano di conservare l’acqua meglio e più a lungo». Dalla biodiversità agli inquinanti emergenti, fino all’economia circolare, l’ateneo sta sviluppando progetti che coinvolgono anche i cittadini nella raccolta dei dati.
Per il presidente di Confindustria Piemonte Andrea Amalberto, «la consapevolezza sul tema acqua esiste, ma deve crescere ulteriormente». L’associazione degli industriali sta lavorando a un progetto dedicato alla qualità delle acque e alla prevenzione delle crisi idriche, favorendo il dialogo tra imprese e territori.
Il direttore generale di Arpa Piemonte Secondo Barbero ha invece sottolineato l’importanza della pianificazione: «Gli osservatori sono fondamentali per affrontare le crisi, coinvolgere i portatori di interesse e costruire soluzioni comuni». Tra le esperienze citate, la sperimentazione sul deflusso ecologico realizzata in alcuni corsi d’acqua piemontesi, che potrebbe diventare una buona prassi replicabile.
Uno sguardo innovativo è arrivato da Michele Falcone, direttore generale del Gruppo CAP, che ha presentato il modello dei “water credit”. «L’acqua depurata oggi non ha un valore economico riconosciuto, ma può diventare una leva per l’economia circolare», ha spiegato, raccontando l’esperienza milanese che collega il riutilizzo dell’acqua depurata alla generazione di crediti di sostenibilità per le imprese.
Sul tema della prevenzione si è concentrata Lisa Casali, Pool Manager del Pool Italiano per un Ambiente più Protetto: «Le polizze ambientali sono fondamentali per garantire la capacità di riparare i danni, eppure in Italia siamo sotto l’1% di diffusione», ha osservato, evidenziando la necessità di colmare il vuoto esistente tra responsabilità ambientale e capacità economica di intervenire.
DALLA RICERCA AL TERRITORIO: TECNOLOGIA E COMPETENZE PER IL FUTURO DELL’ACQUA
Il secondo panel ha affrontato il ruolo dell’innovazione. Per Carlo Robiglio, presidente di Confindustria Novara Vercelli Valsesia, il territorio dispone di competenze industriali uniche: «Le filiere devono dialogare con università e formazione. Il trasferimento tecnologico e il rapporto tra impresa e ricerca sono fondamentali».
Il tema dei PFAS è stato al centro dell’intervento di Daniele Barbone, amministratore delegato di Acqua Novara VCO. «Abbiamo realizzato una mappatura completa attraverso tremila controlli in tre anni», ha spiegato. L’obiettivo è prevenire la contaminazione delle acque potabili e lavorare con il mondo produttivo per ridurre progressivamente l’utilizzo delle sostanze perfluoroalchiliche.
Sull’importanza del dialogo tra aziende locali e università è tornato Stefano Paolo Corgnati, Magnifico Rettore del Politecnico di Torino, che ha citato l’esperienza del Centro interdipartimentale PoliTO, sulla gestione sostenibile dell’acqua, che si configura come punto di convergenza e valorizzazione, impegnato a convertire i progressi della ricerca in soluzioni tecnologiche di rilevante impatto per la società, il settore industriale e l’ambiente.
Infine, Vittorio Viora, Presidente ANBI, ha toccato il tema dell’infrastruttura territoriale e delle necessità di ammodernamento della stessa, oltre a evidenziare la necessità di superare la frammentazione delle governance irrigua. Sullo stessa tema si è espresso, nel panel successivo, Sandro Baraggioli, presidente di Confservizi Nord Ovest: «Occorre superare assetti che limitano la capacità di investimento e costruire una regia più efficace».
LA GOVERNANCE DEL CICLO IDRICO: TRA PUBBLICO, INDUSTRIA E TERRITORI
La governance era al centro del panel conclusivo. Tullio Montagnoli, amministratore delegato di A2A Ciclo Idrico, ha lanciato un invito a ragionare in termini di bacino idrografico: «L’acqua non conosce confini amministrativi, ma solo confini naturali». Per affrontare periodi siccitosi sempre più lunghi sarà necessario migliorare la capacità di accumulo e utilizzare le falde come principale riserva strategica.
Sul fronte normativo, Paolo Foietta, presidente dell’Autorità Rifiuti Piemonte, ha richiamato l’attenzione sui PFAS: «Il problema è reale, ma va affrontato alla scala corretta». Secondo Foietta servono riferimenti europei e nazionali omogenei per evitare disparità territoriali che rischiano di compromettere l’efficacia delle politiche ambientali.
Le opportunità offerte dal riuso delle acque e dall’integrazione tra sistema idrico ed energetico sono state evidenziate da Massimo Lamperti, presidente di Suez Italia. «I depuratori possono diventare vere e proprie sorgenti», ha affermato, ricordando sia le esperienze di recupero delle acque reflue per l’irrigazione sia le potenzialità delle pompe di calore che sfruttano il salto termico dell’acqua per il teleriscaldamento.
Una prospettiva operativa è arrivata da Alessandro Iacopino, direttore generale di SII Biellese e Vercellese, che ha ricordato come «la sfida della siccità sia ormai ricorrente». Pur riconoscendo l’importanza della riduzione delle perdite, Iacopino ha evidenziato la necessità di maggiori investimenti nel sistema irriguo, che movimenta volumi d’acqua enormemente superiori rispetto al servizio idrico civile.
Infine, Paolo Torassa, amministratore delegato di ASM Vercelli, ha invitato a superare il dibattito tra gestione pubblica e privata: «Conta soprattutto la capacità di realizzare investimenti, gestire gli asset e reperire le risorse finanziarie necessarie».
Nelle conclusioni, Alberto Marazzato ha ripreso il tema emerso trasversalmente durante tutta la giornata: «Agricoltura, industria e mondo civile sono interconnessi. Per vincere le sfide che abbiamo davanti è necessaria una collaborazione che in passato non sempre è stata sufficiente». Un messaggio che sintetizza il senso dell’incontro: l’acqua non è soltanto una risorsa da proteggere, ma un patrimonio comune che richiede visione, innovazione e capacità di fare sistema.




