Piemonte Innova: la rete che crea valore per imprese e territori

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Dalla digitalizzazione dei piccoli comuni al rafforzamento delle competenze cyber, fino ai progetti europei su IA e sostenibilità. Mario Manzo, di Piemonte Innova, racconta il modello pubblico-privato che sta trasformando l’ecosistema regionale dell’innovazione.

Piemonte Innova opera come partenariato pubblico-privato al servizio di imprese e territori. In base alla sua esperienza, come questo modello si traduce in progetti capaci di generare sviluppo concreto, anche nei piccoli comuni?

«Una delle missioni della Fondazione, fin dalla sua nascita, è stata quella di promuovere progetti di innovazione, trasformazione digitale ed efficientamento dei processi, soprattutto a favore di organizzazioni pubbliche e private di dimensioni più piccole, che incontrano maggiori difficoltà di accesso alle opportunità di mercato, ad esempio nel ricorso alle grandi realtà di consulenza.

Mario Manzo

Il nostro focus è da sempre rivolto alle PMI, agli enti non profit e del terzo settore, nonché ai piccoli comuni. In quest’ultimo caso, su mandato della Regione Piemonte e in collaborazione con CSI Piemonte, dal 2023 abbiamo sviluppato il progetto Piemonte 2030. L’obiettivo è avvicinare la Regione ai piccoli comuni, partendo da una migliore conoscenza delle diverse realtà territoriali, per poi supportarle nello sviluppo di progetti di trasformazione digitale, mettendo a fattor comune le migliori pratiche e sostenendo la formazione di nuove competenze. In alcuni casi abbiamo contribuito anche alla definizione dei requisiti per la scelta di piattaforme tecnologiche a supporto dei processi di modernizzazione amministrativa. Il progetto ha coinvolto oltre 300 piccoli comuni e ha portato alla realizzazione di circa 100 fascicoli digitali sul livello di maturità digitale delle PA locali, in coerenza con le linee guida europee e con strumenti quali la Mappa Comuni Digitali del Ministero e di Agid, DTD-Anci e l’indagine Ires. Sono state inoltre erogate circa 80 ore di formazione in presenza a gruppi di dirigenti comunali su tematiche di grande rilievo: Piano triennale ICT, open data e servizi regionali, cybersecurity, comunicazione con cittadini e imprese. È stato infine sviluppato il prototipo di un cruscotto decisionale per consentire a Regione e comuni di utilizzare i dati a supporto dei processi decisionali, anch’esso coerente con le principali linee guida europee. Il Programma Piemonte Digitale 2030 rappresenta oggi un esempio virtuoso a livello nazionale: la Regione Piemonte ha coordinato dal 2022 la task force CSI Piemonte – Piemonte Innova, supportando quasi la metà dei comuni piemontesi sotto i 5mila abitanti nel percorso di trasformazione digitale. Dopo quattro anni dall’avvio del progetto, anche grazie alla leva dei bandi PNRR, il livello di digitalizzazione dei piccoli comuni si è significativamente evoluto.

Il dialogo costante con i territori ha però fatto emergere nuovi bisogni che meritano risposta: tra questi, il ruolo, i rischi e le opportunità legate all’adozione dell’IA nei piccoli comuni, nonché l’aumento dei rischi connessi alla cybersecurity e alla protezione dei dati sensibili e della privacy. I risultati raggiunti stanno spingendo verso un’attività continuativa di supporto per i prossimi tre anni, così da garantire una comunicazione più efficace e una migliore conoscenza reciproca tra Regione e piccoli comuni».

Avete mappato oltre 7mila imprese, costruendo un osservatorio unico su competenze e fabbisogni tecnologici. Quali segnali emergono oggi da questi dati e come li trasformate in azioni di crescita per il territorio?

«Il nostro database rappresenta oggi un asset probabilmente unico a livello nazionale: le imprese non sono classificate soltanto in base agli indici economico-finanziari, ma soprattutto per competenze tecnologiche. Questo ci consente di generare valore attraverso azioni di matching tra domanda e offerta, attivando ed enti; il 58% da microimprese e start up; il 22% da piccole imprese; il 7% da medie e il 5% da grandi imprese. La crescita costante degli aderenti e l’elevata partecipazione agli eventi dimostrano il valore di questa misura regionale e la volontà delle imprese di fare sistema. Analogamente, il Cluster nazionale delle Smart Communities, istituito su volontà del Ministero della Ricerca e coordinato da Piemonte Innova, ha raggiunto a fine 2025 quota 245 aderenti: 11 regioni, 90 città e comuni, 136 imprese e centri di ricerca. La collaborazione tra i due cluster ha generato numerosi progetti di ricerca ad alto contenuto tecnologico e, sempre più spesso, vere attività competitive congiunte, con la creazione di catene del valore estese che integrano competenze complementari».

Con iniziative come il “Cyber-Maturity-Programme” sostenete la resilienza digitale delle organizzazioni. Quali cambiamenti concreti osservate nelle imprese che intraprendono questi percorsi?

«Tramite il “Cyber-Maturity-Program”, percorso finanziato con fondi PNRR, la Fondazione Piemonte Innova, in collaborazione con il Competence Center Nazionale Cyber 4.0, mette a disposizione delle imprese un programma pensato per rafforzare la sicurezza digitale e la capacità di gestione dei rischi cyber, attraverso servizi specialistici, con costi coperti all’80% da finanziamento a fondo perduto. L’obiettivo della misura, rinnovata nel 2026, è accompagnare micro, piccole e medie imprese in un percorso strutturato di crescita della maturità in ambito cybersicurezza, combinando valutazione, formazione e simulazione di casi reali, in coerenza con i principali framework nazionali e internazionali. I destinatari delle nostre attività di supporto alla misura sono state le Micro, Piccole e Medie Imprese, interessate a rafforzare la propria resilienza digitale ed a strutturare o migliorare la gestione del rischio cyber. I principali servizi comprendono il Cyber Assessment, ossia la valutazione della postura di sicurezza dell’impresa sulla base del Framework Nazionale per la Cybersecurity e Data Protection; la formazione specialistica, attraverso percorsi mirati allo sviluppo di competenze e consapevolezza sui principali rischi cyber; e simulazioni di casi reali, con attività pratiche finalizzate a preparare l’organizzazione ad affrontare scenari di attacco e incidenti di sicurezza.

Il programma, coordinato dal centro di competenza della Fondazione su Privacy e Sicurezza Informatica, ha migliorato la consapevolezza dei rischi cyber in oltre un centinaio di imprese seguite direttamente da Piemonte Innova e in centinaia a livello nazionale grazie agli interventi dei partner. Ancora oggi, nel 2026, parlando con molti imprenditori, è frequente sentirsi rispondere che la sicurezza informatica non rappresenta un rischio concreto per la loro azienda. Purtroppo, non di rado, questa percezione cambia solo dopo aver subito un attacco informatico, spesso con danni operativi ed economici rilevanti. Le aziende che intraprendono questi percorsi non solo accrescono la con virtuosi processi di collaborazione.

È ormai prassi che, grazie alla mappatura delle competenze, si possano organizzare offerte di mercato collaborative, mettendo a fattor comune le competenze di diverse piccole imprese lungo la catena del valore di un’impresa più grande, oppure creando nuove catene del valore “a rete”. In questo modo si supera la frammentazione e si rafforza la capacità competitiva complessiva del territorio.

Se pensiamo al Polo di innovazione ICT della Regione Piemonte, nato nel 2009 con 70 imprese aderenti, nel 2025 gli aderenti sono saliti a 311: imprese e attori cross-settoriali che investono nell’ICT e nel digitale come leva strategica. Tra questi, circa l’8% è rappresentato da organismi di ricerca, università sapevolezza dei rischi, ma, una volta individuate le vulnerabilità, vengono accompagnate, se lo desiderano, nella selezione di prodotti e servizi per ridurre in modo significativo l’esposizione al rischio e apprendono come comportarsi in caso di attacco.

Le nuove regolamentazioni europee, recepite anche in Italia, come la NIS-2, rendono inoltre obbligatoria la valutazione del rischio cyber non solo per la singola organizzazione, ma anche per la relativa catena del valore.

Nel 2025 FPI ha seguito oltre 70 imprese con interventi one to one, mettendole nelle condizioni di formare il personale a comportamenti adeguati, ridurre significativamente il rischio e implementare procedure efficaci e tempestive nel malaugurato caso di attacco informatico».

Attraverso il Polo ICT e le reti europee promuovete collaborazioni tra imprese, ricerca e pubblica amministrazione. Quali risultati ritiene più significativi nel rafforzare la capacità del Piemonte di competere nei settori emergenti, dall’IA alle tecnologie per la sostenibilità?

«In 16 anni di attività il Polo ICT ha sviluppato 398 progetti collaborativi di ricerca, sviluppo e trasferimento tecnologico, con oltre 6mila imprese mappate e 164 milioni di euro raccolti sul territorio a fine 2024.

Il Cluster nazionale delle Smart Communities ha attivato più di 1.300 progetti collaborativi ed è oggi connesso a circa 50 poli europei e a partner extra-UE – tra cui Stati Uniti, Cina, Hong Kong, Taiwan e Colombia – offrendo alle imprese italiane opportunità di innovazione cross-border e relazioni internazionali ad alto valore competitivo.

Nel solo 2025 la Fondazione ha facilitato oltre 80 progetti collaborativi, di cui 8 europei; il network supera le 7mila imprese e più di 500 vengono accompagnate ogni anno in percorsi strutturati di innovazione.

Dal 2013 sono stati attivati oltre 450 milioni di euro di investimenti complessivi. Inoltre, attraverso i progetti del cluster sono stati sviluppati più di 100 progetti “smart” in città italiane, a beneficio delle pubbliche amministrazioni e dei cittadini.

Tutti questi percorsi hanno consentito ai partner piemontesi di estendere le proprie catene del valore, rafforzandole con tecnologie emergenti – come le applicazioni dell’intelligenza artificiale – e di aumentare la competitività su scala nazionale e internazionale. Le transizioni digitale e sostenibile convergono sempre più: se un tempo definivo l’innovazione come fatturato, oggi ritengo debba coincidere con la creazione di valore sostenibile nel tempo»

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Immagine di Cristina Seymandi
Cristina Seymandi

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