Enter Academy nasce per trasformare talento e creatività in impresa. Giancarlo Rocchietti, angel investor e presidente dell’Academy, racconta come ispirare i giovani a intraprendere percorsi imprenditoriali e costruire nuove imprese innovative
In Italia talento e creatività non mancano, ma spesso manca la consapevolezza che da un’idea possa nascere un’impresa. Colmare questo divario culturale è l’obiettivo di Enter Academy, il progetto lanciato dal Club degli Investitori per avvicinare studenti e giovani professionisti al mondo delle start up. L’iniziativa nasce grazie all’esperienza maturata da Rocchietti come presidente del Club degli Investitori, che sostiene Enter Academy sin dall’avvio insieme alla Fondazione CRT e alla Fondazione Compagnia di San Paolo, contribuendo allo sviluppo di un ecosistema favorevole alla crescita di nuove imprese innovative. Attraverso percorsi formativi, mentorship e una rete nazionale di imprenditori e investitori, l’Academy si propone di accompagnare le nuove generazioni nella comprensione dei meccanismi dell’innovazione e della creazione d’impresa. In questa intervista Rocchietti riflette sul ruolo della formazione imprenditoriale, sulle competenze necessarie per affrontare un contesto economico in rapido cambiamento e sulle opportunità che oggi il venture capital offre ai giovani che vogliono costruire il proprio futuro.
Enter Academy nasce con l’obiettivo di formare una nuova generazione di imprenditori. Quale gap culturale o operativo ha avvertito più urgente colmare nel panorama italiano, e in che modo l’Academy intende farlo in maniera concreta?
«Negli ultimi quindici anni, come angel investor, siamo stati spesso nelle università e nei centri di ricerca, incontrando giovani che rappresentano la creatività e l’ingegno del nostro paese. Purtroppo, spesso questi ragazzi non hanno la consapevolezza che sia possibile fondare un’impresa. Enter Academy ha la missione attraverso i suoi corsi (che chiamiamo Camp) di ispirarli e educarli condividendo lezioni teoriche e casi reali. Ma non solo: li connettiamo (attraverso una community che chiamiamo Enter Club) alla rete dei nostri mentor che li aiutano a muovere i primi passi nel mondo dell’imprenditoria».
In un contesto in cui l’innovazione corre più veloce delle competenze, quale ruolo può avere una realtà come Enter Academy nel costruire leadership capaci di guidare imprese ad alto contenuto tecnologico e ad alto impatto?

«Non abbiamo l’obiettivo che i nostri studenti diventino subito tutti imprenditori. Molti vogliono imparare come funziona il mondo delle start up, perché vogliono iniziare la loro carriera in una di esse piuttosto che in una grande corporate. Per questo insegniamo che le probabilità di successo di chi fonda un’azienda subito dopo il percorso di studi sono molto basse: spesso è più utile maturare prima qualche anno di esperienza professionale, per poi avviare la propria impresa con maggiore consapevolezza».
Quanto conta il radicamento territoriale nella nascita e nello sviluppo di nuove imprese innovative? Enter Academy si propone come iniziativa nazionale o anche come strumento di rafforzamento degli ecosistemi locali?
«Enter Academy ha sede a Torino e ha l’obiettivo di coinvolgere migliaia di studenti provenienti da tutte le università italiane. Lo facciamo attraverso i nostri Camp, che si tengono sia a Torino sia in altri capoluoghi, anche nel Sud Italia. La rete dei nostri mentor, invece, opera su tutto il territorio nazionale grazie a una piattaforma online».
Alla luce della sua esperienza nel venture capital e nel sostegno alle start up, quali errori vede più spesso nei percorsi imprenditoriali emergenti e quali competenze ritiene oggi decisive per costruire imprese solide e durature?
«Nel corso della mia carriera di angel investor ho incontrato migliaia di imprenditori e investito in un centinaio di loro. Oggi, per avere successo, non bastano più solo competenze tecniche, commerciali e finanziarie. È fondamentale sapersi adattare continuamente ai cambiamenti tecnologici e politici: il business plan non è più uno strumento statico e, se lo si utilizza, va ripensato e aggiornato con grande frequenza. Allo stesso tempo è indispensabile sviluppare una forte capacità di networking, per attrarre capitali intelligenti e pazienti. I giovani di oggi sono molto fortunati rispetto ai baby boomer della mia generazione: se hanno buone idee e le competenze per svilupparle, grazie al venture capital hanno l’opportunità di creare aziende straordinarie, capaci persino di cambiare il mondo».




