Confindustria Piemonte: innovazione e competitività del sistema produttivo piemontese
Dalla transizione digitale alle nuove specializzazioni industriali: la visione di Andrea Amalberto sulle leve strategiche per rafforzare la competitività del sistema produttivo piemontese.
Il Piemonte si conferma uno dei principali poli industriali del Paese, oggi impegnato in un percorso di trasformazione che coinvolge tecnologia, filiere produttive e modelli di sviluppo.
Parliamo di questo con Andrea Amalberto, Presidente di Confindustria Piemonte, per approfondire le principali direttrici di evoluzione del sistema produttivo regionale e le sfide che attendono imprese e territori nei nuovi scenari economici e tecnologici.
Il Piemonte è storicamente una delle regioni più industrializzate d’Italia. Oggi quali sono le direttrici principali lungo cui si sta trasformando il sistema produttivo regionale?
«Abbiamo una struttura eterogenea ed efficiente e una buona redditività: puntando su una stretta integrazione di IA nella manifattura e nei processi produttivi e lasciando emergere nuove specializzazioni ad alto valore aggiunto, il Piemonte può confermarsi protagonista dell’industria nazionale ed europea. Serve fiducia, nonostante la complessità di questa fase. E serve voglia di crescere: noi ce l’abbiamo. E ciò vale anche adesso, che a causa della difficile situazione in Iran, rischiamo una crisi peggiore del 2022 e le imprese piemontesi sono tra le più esposte: servono contromisure urgenti in grado di mitigarne gli effetti sul breve periodo, e poi una visione di lungo termine che metta il nostro sistema produttivo al riparo dalle turbolenze dei mercati in ambito energetico. L’Europa deve dotarsi sul medio-lungo periodo di una politica energetica efficace. Abbiamo rinunciato al nucleare con un referendum di quarant’anni fa, dipendiamo dall’estero su tutto e ogni crisi ci espone a rischi enormi, ma il tema non è il nucleare. O meglio, non solo. Il tema è capire su cosa vogliamo puntare: la Spagna, per esempio, dice che rinuncerà alle sue centrali e intanto spinge su eolico e fotovoltaico; la Francia, per contro, si tiene stretta il nucleare. Noi continuiamo a rimandare ogni decisione di lungo periodo e viviamo alla giornata, strozzati da burocrazia e tempi di reazione estremamente lunghi».
Negli ultimi anni si parla sempre più di ecosistemi dell’innovazione, basati sulla collaborazione tra imprese, università, centri di ricerca e istituzioni. A che punto è il Piemonte nella costruzione di queste sinergie e quali sono i fattori che possono rafforzarle ulteriormente?
«Noi siamo al lavoro con il Politecnico di Torino e l’Università del Piemonte Orientale proprio su queste nuove priorità. A Torino c’è l’AI4I dedicato all’intelligenza artificiale, è un altro soggetto decisivo per lo sviluppo di questo territorio. Infine stiamo lavorando anche sul Digital Innovation Hub, strumento nato a livello nazionale con articolazioni in tutte le regioni.

In Piemonte abbiamo appena rinnovato la governance. Il programma intende aiutare le aziende a innovarsi, cavalcando la rivoluzione digitale in corso: abbiamo da poco nominato Barbara Graffino nuovo presidente e il 30 marzo presenteremo il progetto ai soci che sarà soprattutto rivolto alle piccole e medie imprese che fanno più fatica a mettere a terra gli investimenti necessari per essere competitive».
Molte imprese, soprattutto PMI, si trovano ad affrontare contemporaneamente transizione digitale, sostenibilità e nuove sfide geopolitiche. Quali strumenti e politiche ritiene oggi più efficaci per accompagnare le aziende piemontesi in questo percorso di trasformazione?
«Partiamo da una premessa, le difficoltà attraversate dal sistema produttivo piemontese non derivano da un eccesso di industria, bensì da un eccesso di concentrazione in un unico comparto, che è quello dell’auto. Sotto questa superficie, tuttavia, si sono registrate trasformazioni significative. La struttura delle esportazioni si è diversificata in modo rilevante, oggi il nostro export vale oltre 60 miliardi l’anno, il comparto aerospaziale che era pressoché inesistente a fine anni Novanta, vale oggi oltre sette miliardi di euro, e ha superato l’automotive. I macchinari si confermano il primo settore per export, chimica e agroalimentare crescono con continuità, pur partendo da basi più contenute. Anche l’Europa ha riscoperto l’industria e ha appena presentato l’Industrial Accelerator Act (IAA), con l’obiettivo dichiarato di riportare la manifattura al 20% del PIL europeo entro il 2035, rispetto al 14,3% registrato nel 2024. Il regolamento introduce criteri “Made in EU” per gli appalti pubblici e i sussidi, e richiede che i grandi investimenti esteri generino valore reale nel territorio: occupazione qualificata, trasferimento tecnologico, attività di ricerca, con un contenuto locale che preveda almeno il 50% di occupazione europea. Non si tratta di protezionismo, ma di reciprocità: è l’approccio già adottato da Stati Uniti e Cina. I settori strategici individuati dall’IAA – acciaio, alluminio, automotive, tecnologie a zero emissioni – corrispondono alle specializzazioni del territorio. A questo si aggiunge il 28° regime, ovvero il nuovo standard unico per la gestione delle imprese che accumunerà tutti e 27 i Paesi dell’Unione. Sono tutti strumenti pensati per le Pmi, per favorire il mercato unico, che è restare il nostro principale. Se poi aggiungiamo iper-ammortamento e le altre misure previste in Legge di bilancio, abbiamo ragioni sufficienti per essere ottimisti, a prescindere dalla speculazione in atto sul petrolio e gas».
Guardando ai prossimi anni, quali sono i settori o le filiere che, secondo Confindustria Piemonte, potranno trainare la crescita e il posizionamento del territorio nei nuovi scenari tecnologici ed economici internazionali?
«Sono quelli di cui abbiamo parlato finora, quindi aerospazio, mobilità intesa in senso ampio dall’automotive ai droni, lo stesso settore energetico dove la nostra manifattura può giocare un ruolo importante nello sviluppare sistemi sempre più avanzati tecnologicamente, così come il settore agricolo, che con il cambiamento climatico in atto dovrà necessariamente accelerare la sua transizione verso l’agricoltura di precisione. Come vede è proprio l’integrazione tra servizi, innovazione e manifattura ad essere il motore della nuova economia, e grazie all’intelligenza artificiale questi processi stanno accelerando e arrivando al mercato sempre più in fretta. Il Piemonte può competere, e può vincere».




