Valenza e il distretto dell’oro

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Valenza, l’oro come cultura quotidiana: il distretto che attraversa il tempo

Nel centro piemontese dell’arte orafa, 755 imprese tengono viva una filiera compatta e specializzata. Accanto alla manifattura storica, emergono progettualità che scelgono oro riciclato e diamanti coltivati in laboratorio.

A Valenza il gioiello fa parte del paesaggio. Non solo nelle vetrine, ma nei cortili interni dove si affacciano i laboratori, nelle scuole professionali, nei racconti di famiglia. Qui l’oro è un mestiere che si impara presto a riconoscere nel suono degli strumenti, nella precisione dei gesti, nella concentrazione silenziosa di chi lavora al banco.

È una presenza quotidiana che si traduce anche in numeri significativi. Secondo i dati, il Distretto Orafo Valenzano conta oggi 755 imprese, di cui 569 artigiane, e coinvolge 5.789 addetti, concentrando il 91% delle imprese orafe dell’intera provincia di Alessandria. In città le imprese orafe sono 705 e rappresentano quasi un terzo del tessuto imprenditoriale locale. La gioielleria è la prima voce dell’export manifatturiero provinciale, con un valore intorno a 1,4 miliardi di euro, pari al 27% del totale. Un settore che incide in modo diretto sull’identità economica e sociale del territorio.

La struttura del distretto è compatta: progettazione, lavorazione dei metalli preziosi, incastonatura e finitura convivono in un raggio geografico ristretto. Le scuole del territorio contribuiscono alla formazione di nuove generazioni di professionisti, alimentando una continuità tecnica che caratterizza la città da quasi due secoli.

Negli ultimi anni, accanto alla presenza consolidata dei grandi gruppi internazionali del lusso che producono a Valenza parte delle proprie collezioni, si osserva la nascita di iniziative indipendenti radicate nella stessa filiera. Progetti che mantengono la lavorazione sul territorio e introducono una riflessione più ampia sui materiali utilizzati.

Dialogo tra tradizione e innovazione: il progetto Aleja

Tra questi c’è Aleja, brand fondato nel 2025 dalla designervalenzana Alessandra Zanchetta, con oltre vent’anni di esperienza nel settore orafo. La produzione resta affidata ai laboratori del distretto; la scelta si orienta verso oro riciclato certificato e diamanti coltivati in laboratorio, selezionati secondo gli stessi parametri gemmologici di quelli estratti.

Valenza è il luogo in cui ho costruito la mia formazione professionale ”, spiega Alessandra Zanchetta. “ Le competenze tecniche del territorio sono la base del progetto. La scelta dei materiali nasce dall’attenzione crescente verso l’origine e la tracciabilità ”, conclude.

La prima collezione, composta da sette pezzi unici dalle superfici materiche e dalle linee essenziali, è stata presentata alla Milano Jewelry Week 2025, dove uno degli anelli ha ricevuto un riconoscimento internazionale per l’interpretazione del diamante coltivato in laboratorio.

Un distretto che evolve con il suo tempo

Le imprese artigiane rappresentano ancora la componente prevalente del distretto, confermando il ruolo centrale della dimensione manuale e specialistica. L’attenzione verso la provenienza dei materiali e i processi produttivi si inserisce in un contesto internazionale in evoluzione, dove la tracciabilità è sempre più rilevante.

Valenza continua così a essere un luogo in cui il gioiello prende forma dentro una comunità produttiva compatta, capace di adattarsi ai cambiamenti senza perdere il legame con la propria storia.

Aleja
Aleja è un progetto di gioielleria nato nel 2025 a Valenza, storico distretto orafo italiano, da un’idea di Alessandra Zanchetta, designer con oltre vent’anni di esperienza nel settore. Il progetto nasce come una ricerca indipendente sul gioiello contemporaneo, inteso non solo come oggetto ornamentale ma come scelta consapevole, culturale e stilistica. Le collezioni Aleja utilizzano esclusivamente oro riciclato e diamanti coltivati in laboratorio, certificati secondo gli stessi parametri di qualità dei diamanti estratti, senza ricorrere ad attività minerarie. La produzione è affidata a una filiera locale, radicata nel territorio di Valenza, e combina lavorazioni artigianali con un linguaggio formale essenziale e materico. Le creazioni si caratterizzano per superfici non lucidate, strutture decise e un dialogo volutamente contrastante tra la materia dell’oro e la purezza della pietra. Il progetto è stato presentato nel 2025 alla Milano Jewelry Week, dove una delle creazioni è stata premiata all’interno di un network internazionale per l’interpretazione innovativa del diamante coltivato in laboratorio.

 

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Immagine di La Redazione
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