Social Innovation Monitor: incubatori italiani in evoluzione

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La crescita innovativa rallenta il passo: un report dei ricercatori del Social Innovation Monitor (SIM) svela una riduzione del numero di incubatori rispetto al 2024

 Un’importante sintesi del quadro italiano in materia di incubatori ha messo in luce come questi non siano più motori a trazione alla massima velocità come in passato, pur definendo un ambito cruciale e in evoluzione, con l’ingresso di nuovi modelli di business e un’attenzione crescente specie a temi sociali e ambientali. Qualcosa infatti sta cambiando.

È quanto Social Innovation Monitor (SIM) – un team internazionale di ricercatrici, ricercatori e professori di diverse università uniti dall’interesse per l’innovazione e l’imprenditorialità basato nel DIGEP (Dipartimento di Ingegneria Gestionale e della Produzione) del Politecnico di Torino e coordinato dal Prof. Paolo Landoni – ha raccolto in un recente report, insieme a partner come InnovUp (Italian Innovation and Startup Ecosystem), PNICube, l’associazione italiana degli incubatori universitari e delle business plan competition regionali, una think-and-do tank come Fondazione Giacomo Brodolini, il Centro di Competenza Italiano per l’Innovazione Sociale (ICCSI), nonché il Social Innovation Teams (SIT), la community non-profit per l’innovazione e l’imprenditorialità a impatto.

Paolo Landoni

Un primo dato del report è che, alla luce di un campione considerato rappresentativo della popolazione analizzata, ovvero di 203 incubatori registrati in Italia nel 2025, rispetto all’anno precedente si è verificata una diminuzione generale del numero di incubatori e acceleratori (rispetto ai 239 dell’anno 2024, infatti, affiora quindi una diminuzione del 15,1% circa). «Tra i motivi – ci puntualizza il prof. Landoni – ci sono fusioni tra organizzazioni, transizioni verso nuovi modelli di business e chiusure di attività non più sostenibili». Un dato che, in ogni caso, caratterizza lo stato delle cose. Con una risposta alla survey di 53 incubatori (26%) i dati del report dicono poi che circa il 65% ha natura privata e un 15% sia gestito esclusivamente da amministrazioni o enti pubblici. Suscita attenzione anche il fatto che il 54% della popolazione di incubatori si trovi in Italia centro-settentrionale – la Lombardia è la regione che ospita il maggior numero di incubatori, con il 22% del totale, seguita da Lazio (11%) ed Emilia-Romagna (10%) – mentre l’area meridionale e quella insulare ne conti in minor numero. Altro dato interessante è la media dei fatturati della popolazione degli incubatori italiani che raggiunge 3,01 Milioni di euro, ma solo grazie ad un piccolo numero di incubatori di grandi dimensioni, visto che la media è notevolmente inferiore (0,68 M€ di fatturato). Un fenomeno recente è quello riferito al 60% delle realtà costituite negli ultimi dieci anni: rispetto ai nuovi incubatori del 2024, ne sono nati 5 mentre diversi nati negli anni precedenti hanno cessato le loro attività. Un dato

controtendenza rispetto al 2023, probabilmente anche in seguito a una maggiore saturazione del mercato, determinata dalla crescita del settore negli ultimi anni. L’anno scorso sono aumentati invece i risultati sulla rilevanza dei servizi relativi agli spazi fisici (inclusi servizi condivisi) e il supporto alla ricerca di finanziamenti, supporti che – mediamente alle start up incubate – ha raggiunto infatti quasi a 1,7 milioni di euro (mentre la mediana è di 1.3 M€), per un totale dei finanziamenti ricevuti nel campione pari a 72.8 Milioni di euro (Fonte dati: Database Incubatori SIM 2025).

Un dettaglio finale che riassume un nuovo andamento, per quanto riguarda gli incubatori in Italia, un panorama imprenditoriale nazionale dove le donazioni sono invece aumentate (dal 4% dell’anno passato fino al 28%) e constatano dunque uno slancio sempre attivo.

Necessario quanto preliminare, dunque, è proprio lo studio di tali fenomeni e lo sviluppo di attività di supporto a istituzioni e organizzazioni private, come il Social Innovation Monitor (SIM)

del Politecnico di Torino. Capaci di dare una visione a 360 gradi su tutte le start up e i soggetti che le sostengono e le creano, dagli incubatori e acceleratori, a venture builder e start up studio, a venture capital e business angel, sono in grado di avere un’analisi delle tendenze del settore sin da microcontesti. «Vorremmo sviluppare in futuro analisi approfondite a livello territoriale – conclude infatti il direttore del team di ricerca Social Innovation Monitor (SIM) – crediamo che molte grandi città, province e regioni potrebbero fare di più per i propri ecosistemi imprenditoriali. Per farlo hanno per prima cosa bisogno di conoscere approfonditamente la loro realtà e noi potremmo supportarle, anche nel confrontare i loro dati rispetto a quelli di realtà comparabili e alle medie nazionali».

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Immagine di Antonella Tereo
Antonella Tereo
Giornalista specializzata in attualità, turismo e lifestyle, ha collaborato con testate online ed offline del Gruppo Condé Nast e di Mondadori. Ideatrice e direttrice di riviste specializzate b2b come Luxury Hotel Manager, coordina oggi la ru brica Travel su POSH, rivista bimestrale per il segmento lusso di Unique Media. Per Italia Economy, si occupa di attualità locale lombarda e non solo.

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