Ci sono anche le MPI dentro la ripresa dell’economia piemontese

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Vengono illustrate le principali evidenze riguardanti il Piemonte riportate nel report Covid-19 ‘Dentro la ripresa, tra rimbalzi e incertezze’ dell’Osservatorio nazionale Confartigianato Imprese. Prendendo a riferimento la mobilità delle persone in attività produttive durante il periodo precedente alla pandemia (dal 3/01 al 6/02 2020) si osserva che gli spostamenti registrati nel periodo estivo 2020 risultano mediamente inferiori del 19,7% e quelli verificatisi nel periodo estivo 2021 risultano mediamente inferiori del 13,5%. La performance relativa alla mobilità delle persone risulta quindi ancora negativa ma in miglioramento a dimostrazione della faticosa, ma reale, attivazione della fase di risalita. L’unica provincia per cui si rileva una mobilità delle persone in recupero nel periodo estivo 2021 rispetto al pre-Covid è Verbano-Cusio-Ossola.

La domanda estera di manufatti made in Piemonte nei primi 6 mesi del 2021 si avvicina ai livelli pre-pandemia (+0,2%). Le esportazioni dei prodotti realizzati nei settori di MPI segnano invece ancora un trend negativo del -7,6%, determinato dalla contrazione a doppia cifra dell’export di prodotti di abbigliamento (-29,6%), tessili (-24,2%) e altra manifattura (-19,7%); tre settori in cui si concentra il 42% dell’export totale di MPI. In recupero tutti gli altri settori: Articoli in pelle (escluso abbigliamento) e simili (+19,2%), Legno e prodotti in legno e sughero (esclusi i mobili) (+12,4%), Prodotti alimentari (+10,9%), Mobili (+8,8%) e Prodotti in metallo, esclusi macchinari e attrezzature (+1,1%).

Degli 8 territori piemontesi 4 mostrano un incremento dell’export dei beni prodotti nei 9 settori di MPI nei primi sei mesi del 2021 rispetto ai primi sei del 2019: Torino (+18,7%), VerbanoCusio-Ossola (+9,1%), Cuneo (+5,5%) e Asti (+1,8%). Sul fronte lavoro si osserva come conseguenza del rimbalzo produttivo, per rispondere ad una domanda tornata vivace, una dinamica positiva per le entrate previste in ingresso dalle imprese nell’autunno 2021 (settembre- novembre) rispetto allo stesso periodo del 2019. Protagoniste indiscusse di questa tendenza le MPI piemontesi che vedono la dinamica in salita del +33,5% superiore al +28,3% del totale imprese.

Alla crescente domanda di lavoro si affianca la crescita della difficoltà di reperimento di manodopera, che raggiunge a settembre 2021 quota 38,7%. I dati riferiti alle imprese, ancora di difficile lettura, ci permettono due tipi di analisi: quella sulle iscrizioni e quella sulle cessazioni. Nei primi 8 mesi dell’anno la natalità imprenditoriale resta ancora inferiore del 6,9% rispetto al periodo gennaio-agosto 2019, dinamica in linea con quella rilevata a livello nazionale (-7,0%). Il numero di start up rilevato nei primi otto mesi del 2021 supera quello dello stesso periodo pre-crisi a Novara (+1,0%). Il dato sulle cessazioni mostra dinamiche, nei primi 8 mesi del 2021 rispetto lo stesso periodo pre Covid-19, di riduzione più accentuate di quelle rilevate in media negli ultimi anni (-34,2%).

Nei 24 settori con valori di fatturato e/o produzione nei primi sei mesi 2021 superiori ai valori dei primi sei mesi del 2019, sono coinvolti il 39,7% degli addetti di MPI con maggiore specializzazione neisettori che vanno bene (>+38,2% nazionale). Tra isettori in recupero figura quello delle Costruzioni la cui crescita risulta trainata da interventi in Superbonus 110%. L’indicatore che misura la capacità di traino dell’incentivo a favore del settore – calcolato rapportando il valore degli investimenti messi a detrazione relativi a lavori conclusi al valore aggiunto delle costruzioni – si attesta al 4,6% nella nostra regione, valore inferiore a quello nazionale (5,7%) e a quello delle principali economie come Emilia-Romagna (6,0%), Veneto (6,0%) e Lazio (5,6%).

“Dai dati sopra richiamati si evince che per un vero rilancio – conclude Giorgio Felici, Presidente Confartigianato Imprese Piemonte – è necessario veicolare risorse e attivare misure a favore della giustizia e dell’abbattimento dei vincoli burocratici. È anche imperativo attuare politiche di rilancio della domanda interna sulla quale si regge il PIL nazionale, senza adagiarsi sui mantra della new economy e inseguendo – pur doverosamente – la chimera di un’esportazione che nel contesto comunitario risulta al momento penalizzata.”

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Immagine di La Redazione
La Redazione

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