Davide Petrillo, Managing Director EMEA di AIAA, racconta le ragioni strategiche dell’apertura della rappresentanza europea dell’American Institute of Aeronautics and Astronautics e il ruolo di Torino come hub aerospaziale in crescita nel nuovo scenario globale dello spazio
«La nostra presenza in EMEA ci permette di servire le priorità regionali e rafforzare le relazioni che supportano le catene di approvvigionamento aerospaziale e l’innovazione oltre i confini». Così il CEO di AIAA Clay Mowry spiega al decisione dell’American Institute of Aeronautics and Astronautics (AIAA), la più grande società tecnica aerospaziale al mondo, di aprire una rappresentanza nelle regioni dell’Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA). La base operativa si trova a Torino, nella sede di Space Industries, azienda italiana specializzata nella costruzione di satelliti. A guidare la nuova avventura dell’AIAA saranno il Managing Director Davide Petrillo e la Senior Manager Martina Bruno. Torino non a caso, verrebbe da dire: nel quarto trimestre del 2025, il settore aerospaziale torinese ha registrato una crescita record del 27,6%, confermando il ruolo della città come uno dei principali hub europei dello spazio.
Lo conferma Davide Petrillo: «Se quando parliamo di aerospazio, in Francia si pensa a Tolosa e in Germania si pensa a Monaco, per l’Italia il punto di riferimento oggi è certamente Torino».
Dott. Petrillo nasce da qui la decisione di AIAA di scegliere Torino come base per l’area EMEA?
«La scelta nasce da una combinazione di fattori personali e strategici. Da un lato, il mio legame professionale con il CEO di AIAA, Clay Mowry, che è stato mio mentore e con cui ho lavorato per molti anni. Dall’altro, la volontà dell’associazione di espandersi in Europa, Medio Oriente e Africa attraverso una presenza diretta sul territorio.
Torino rappresenta oggi un polo aerospaziale in forte crescita, con competenze consolidate e un ecosistema industriale e scientifico già strutturato. Questo la rende un punto di partenza naturale per coordinare le attività nell’area EMEA».
Qual è l’importanza del ruolo di AIAA in questo contesto?

«AIAA è un’organizzazione super partes che riunisce industrie, start up, centri di ricerca, università e professionisti del settore aeronautico e spaziale a livello globale.
La sua presenza contribuisce a diversificare e rafforzare l’ecosistema locale, favorendo il dialogo tra grandi player industriali e nuove realtà innovative. Per Torino – ma più in generale per l’Italia e l’area EMEA – significa inserirsi ancora più stabilmente in una rete internazionale che accelera crescita, trasferimento tecnologico ed eccellenza tecnica».
Come si sta trasformando il settore aerospaziale?
«Il settore spaziale sta vivendo una fase di forte commercializzazione. Oggi l’accesso allo spazio è molto più semplice rispetto al passato, soprattutto grazie alla riduzione dei costi di lancio. Questo ha attratto un numero crescente di investitori privati e ha ampliato in modo esponenziale il mercato. Non si tratta solo di telecomunicazioni o satelliti, ma anche di ricerca scientifica, logistica orbitale, esplorazione lunare e nuove infrastrutture spaziali.
Dal punto di vista scientifico, stiamo entrando in una nuova fase: la Stazione Spaziale Internazionale sarà deorbitata intorno al 2030 e diverse stazioni private si stanno candidando per ospitare esperimenti in orbita. Parallelamente, la Luna sta diventando il nuovo obiettivo strategico. Costi di lancio più bassi consentiranno di sviluppare basi lunari dove testare tecnologie ed esperimenti in condizioni impossibili da replicare sulla Terra o in orbita bassa».
Quali sono le tempistiche realistiche per un ritorno stabile sulla Luna?
«Il programma Artemis, che coinvolge oltre 60 paesi a livello mondiale, dimostra che l’obiettivo è concreto e condiviso a livello internazionale. Anche aziende private come SpaceX
e Blue Origin hanno dichiarato apertamente la Luna come target strategico. Possiamo aspettarci missioni e prime presenze operative nei prossimi anni, mentre basi permanenti richiederanno probabilmente qualche decennio».
Che rapporto si sta consolidando tra settore pubblico e settore privato in ambito aerospaziale?
«La collaborazione pubblico-privato è ormai strutturale. Un esempio è la collaborazione tra l’Agenzia Spaziale Italiana e SpaceX, in prospettiva anche per missioni di medio-lungo termine come Marte.
Negli Stati Uniti, la NASA ha avviato partnership con operatori privati per lo sviluppo di stazioni spaziali commerciali che sostituiranno l’attuale ISS. Oggi innovazione scientifica e sviluppo industriale nello spazio non possono prescindere da una forte interazione tra settore pubblico e privato».
Torino è spesso associata alla produzione di satelliti. Qual è la situazione del territorio?
«Torino è certamente forte nella produzione satellitare, ma l’ecosistema è molto più ampio e diversificato. Un attore chiave è Thales Alenia Space, protagonista globale nell’esplorazione spaziale, nei moduli per stazioni orbitali e nei moduli lunari.
Accanto ai satelliti, si stanno sviluppando anche competenze legate al cargo spaziale, alle missioni upstream e downstream e agli esperimenti scientifici. Il valore di Torino sta proprio nella capacità di integrare grandi aziende, PMI innovative e ricerca in un ecosistema compatto ma altamente efficace».
Quali sono gli obiettivi di AIAA nell’area EMEA?
«L’obiettivo è creare sinergie non solo tra Stati Uniti ed EMEA, ma a livello globale, in linea con la visione del CEO Clay Mowry: internazionalizzare sempre più un’associazione nata come americana. Vogliamo espandere in EMEA i servizi, i programmi tecnici e le opportunità offerte da AIAA, lavorando però in stretta collaborazione con le realtà già presenti sul territorio. Sono già attivi accordi con Italia e Germania, a breve con la Francia, e stiamo aprendo nuove collaborazioni in Medio Oriente e Africa, in particolare con Egitto e, a breve, con gli Emirati Arabi Uniti. L’obiettivo finale è rafforzare l’eccellenza tecnica globale, che rappresenta il cuore della missione di AIAA»




