Le videointerviste dell’edizione piemontese di Disegnare il futuro
Le videointerviste realizzate in occasione della terza edizione di ‘Disegnare il futuro Piemonte: le grandi sfide dell’innovazione in Piemonte‘ compongono un mosaico coerente: imprese, istituzioni, università e professionisti delineano un territorio che sta ripensando sé stesso e il proprio modello di sviluppo. Un Piemonte che unisce tradizione industriale, trasformazione digitale, nuova cultura dell’innovazione e una crescente attenzione alla sostenibilità sociale e sanitaria.
Le interviste dei protagonisti del primo panel mostrano un Piemonte che, pur in un contesto economico complesso, continua a essere attrattivo per investimenti e nuovi progetti industriali.
Andrea Amalberto, Presidente di Confindustria Piemonte, fotografa un territorio che tiene: «Siamo in una situazione con tutte le difficoltà del momento, e con un PIL che non cresce molto, ma cresce comunque». La fiducia delle imprese internazionali è un segnale rilevante: «13 multinazionali hanno scelto di investire qui: significa che hanno trovato un territorio di assoluta qualità».
Accanto alla dimensione industriale emerge la necessità di guardare oltre i confini locali. Davide D’Arcangelo, Presidente di Next4 Group e Innovation Policy Maker, sottolinea che il Piemonte deve confrontarsi con le «sfide di frontiera dell’innovazione: i dati, la sicurezza dei dati, l’intelligenza artificiale», ricordando che il vantaggio competitivo del Paese «non sono le risorse naturali, ma la conoscenza».
Questa visione globale si intreccia con la testimonianza di Marco Lavazza, Vicepresidente di Lavazza Group, che lega radici e internazionalizzazione: «Il legame con il territorio, la storia e la cultura fa parte di noi. Il nostro cuore e la nostra testa restano qui, mentre guardiamo al mondo portando avanti i valori dell’italianità».
Dal mondo dei servizi ambientali arriva invece il richiamo al pragmatismo. Alberto Marazzato, Amministratore Delegato del Gruppo Marazzato, evidenzia che per crescere occorre uno sguardo concreto: «L’ottimismo è la base del lavoro quotidiano, ma va accompagnato con molto pragmatismo», soprattutto in comparti ad alta complessità normativa come quello dei rifiuti e dei PFAS: una sfida che diventa «anche una grande opportunità».
A rappresentare un altro pilastro della competitività territoriale è la filiera della ristorazione collettiva. Tommaso Putin, Vicepresidente del Gruppo Serenissima Ristorazione, spiega perché l’azienda ha scelto di investire stabilmente in Piemonte: «In Piemonte serviamo più di 20 strutture ospedaliere, abbiamo oltre 2mila collaboratori, ed è una regione cruciale per le nostre strategie di sviluppo». Innovare, nel suo settore, significa soprattutto sostenibilità: «L’80% dei nostri fornitori è certificato: questo ci permette di ridurre l’impatto economico e ambientale dello spreco alimentare».
Il secondo panel mette al centro l’impresa “5.0”, l’intelligenza artificiale, il ruolo dei dati, il trasferimento tecnologico e il contributo degli ecosistemi dell’innovazione.
Secondo Marco Lorenzi, Presidente del Gruppo Syneto–Orizon, il dato è la vera infrastruttura del futuro: «Ci occupiamo del dato come elemento centrale, come fonte di business e innovazione per le aziende». E avverte: «Se il dato manca, manca l’operatività e la business continuity». L’arrivo dell’IA amplifica questo ruolo: «Dal mio punto di vista rappresenterà un cambio di paradigma rivoluzionario, paragonabile all’invenzione della scrittura».
Il tema della specializzazione come leva competitiva emerge nella testimonianza di Edoardo Moretti, Direttore generale di Italian Consulting Group: «Non crediamo ai tuttologi: crediamo nelle aziende che hanno competenze forti e specifiche». Fare sistema, per lui, significa costruire strategie chiare: «Non c’è vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare».
Sul versante della conoscenza interviene Marco Pironti, Vicerettore all’Innovazione dell’Università di Torino: «Dovremmo parlare di sistema 5.0, perché questa rivoluzione riguarda non solo chi fa impresa, ma anche chi supporta le imprese». Per rendere realmente efficace il trasferimento tecnologico, serve «uno strumento informativo comune» e un meccanismo di matching in cui la ricerca «offra non solo competenze, ma soluzioni».
La stessa centralità del dato è al centro della riflessione di Fabrizio Vigo, Ceo e Co-founder di Sevendata: «Oggi è sempre più rischioso prendere decisioni solo sulla base dell’istinto o della pancia, senza considerare le evidenze fattuali». Ma la partita vera si gioca sulla qualità: «Il dato serve, ma deve essere un dato raffinato, proprio come il petrolio: se è grezzo non solo non è utile, ma può addirittura creare problemi».
Il terzo panel affronta la trasformazione della sanità piemontese, un settore che sta vivendo un’accelerazione senza precedenti.
Per Michele Colaci, presidente nazionale Confapi Salute, l’innovazione deve essere accompagnata da un nuovo equilibrio tra pubblico e privato: «Oggi non è più un tabù: le aziende private possono essere uno strumento valido e rapido per soddisfare esigenze che il pubblico, da solo, non sempre riesce più a gestire». La priorità, precisa, deve essere «la qualità della prestazione».
Maurizio Cordara Antona, presidente di Multimed, porta l’attenzione sulle tecnologie emergenti. Dopo l’introduzione del robot chirurgico, la nuova frontiera è la telemedicina: «Riteniamo che sia una tecnologia destinata a entrare nelle case delle persone». E aggiunge: «Il prodotto Tikoker si avvale dell’IA e permette di essere utilizzato facilmente da chiunque».
Per Fulvio Moirano, partner RSM, la pressione economica e sociale richiede un cambio di passo netto: «È necessario un cambiamento per discontinuità: non bastano più semplici cambiamenti incrementali». La chiave è duplice: tecnologia e deospedalizzazione, favorendo interventi precoci e prevenzione.
Uno sguardo operativo arriva da Riccardo Ruà, presidente del CoReSa, che individua nella riorganizzazione il vero snodo: «L’ospedale va riprogettato in un’ottica nuova». Problemi strutturali come i tempi d’attesa richiedono interventi concreti: «Riorganizzando i servizi, ampliando le fasce orarie, intervenendo sugli organici e sugli impianti, si ottengono risposte più tempestive al territorio».
Riflessioni finali
A chiudere la giornata è la voce di Licia Mattioli, CEO di Mattioli SpA, che sintetizza le due lezioni chiave emerse dal forum. La prima: «La necessità di fare sistema». Troppi centri d’eccellenza isolati impediscono al Piemonte di esprimere pienamente il proprio potenziale. La seconda riguarda le nuove traiettorie industriali: «Il Piemonte è sempre stato automotive e aerospace, ma oggi questi comparti devono essere affiancati da ambiti totalmente diversi». Tra questi, anche il lusso: «Torino è diventato un distretto orafo importantissimo — il quinto in Italia — e fino a poco tempo fa non esisteva».
La sua visione guarda avanti: «In una regione così avanzata, la cross-innovation deve essere applicata ancora di più». L’Italia, osserva, è da sempre capace di far dialogare manifattura e creatività: «Portiamo a braccetto l’artigiano con la parte industriale. Questo deve essere il nostro futuro».
Un Piemonte che si muove nella stessa direzione
Le videointerviste dell’edizione piemontese di Disegnare il futuro non sono un semplice approfondimento: sono la fotografia di un sistema che sta cambiando pelle.
Dal dato all’IA, dalla sanità alla manifattura, dal marketing alla sostenibilità, le voci dei relatori mostrano la volontà di costruire un ecosistema unitario, dove innovazione tecnologica e capitale umano procedono insieme.
Un Piemonte che non si limita a inseguire il futuro: lo sta disegnando.




